ho deciso di creare qualcosa che non avevo mai fatto prima: una serie di 5 newsletter, una ogni martedì, dedicate a casi veri, riflessioni, errori da evitare e strumenti concreti per chi — come noi — crede davvero che la conciliazione sia parte importante del futuro della nostra professione di tecnico forense.
Mi auguro che queste newsletter possano darti forza, visione, strumenti pratici, e — perché no — anche un po’ di quella “speranza operativa” che ogni CTU deve conservare quando prova a ricucire ciò che la causa ha strappato.
Oggi partiamo dall’inizio del viaggio
La prima regola del CTU conciliatore: vedere l’umano oltre il tecnico.
Nel libro IL CTU CONCILIATORE racconto una cosa che chiunque faccia il CTU conosce bene: le persone arrivano in causa quando ormai hanno già perso fiducia, dialogo, misura. A volte anche se stesse.
Il CASO FRANCHINI è uno di quei casi che sembrano “piccoli” e invece spiegano tutto.
Una giovane coppia acquista la loro prima casa.
Un sogno costruito a rate, portato avanti con sacrifici, progetti, attese.
Poi i difetti: l’umidità, il distacco degli intonaci, le altre problematiche.
E, insieme alle pareti, si sfalda anche il loro rapporto con l’impresa costruttrice.
Quando vengo nominato CTU trovo davanti a me due mondi che non parlano più la stessa lingua:
- da una parte la frustrazione di chi si sente tradito;
- dall’altra la difesa a oltranza di chi teme ripercussioni economiche e reputazionali.
Una delle frasi più forti che ho annotato in quel periodo è questa (tratta dalle pagine iniziali del mio libro) :
“Le persone che arrivano davanti al CTU non portano solo fatti tecnici, ma ferite profonde. E tu devi entrare in quelle ferite senza farti male e senza far male.”
E allora capisci una cosa semplice e potentissima: prima ancora di essere un tecnico, sei un ponte. Un ponte tra due rive che non vogliono più guardarsi.
Il vero punto di svolta
Durante quel caso — come in tanti altri — non è stato (solo) decisivo un calcolo, una norma, un accertamento strumentale.
È stato decisivo un momento di ascolto.
Un confronto in cui per la prima volta, dopo mesi di avvocati e diffide, le due parti hanno finalmente detto non solo “cosa volevano”, ma perché.
E quando emergono i “perché”, la conciliazione entra davvero in scena.
È qui che nasce la figura del CTU conciliatore: non un mediatore, non un giudice, ma qualcuno che sa tenere insieme tecnica, procedura ed esseri umani.
Come scrivo nel libro:
“La conciliazione non è una fase accessoria. È il cuore pulsante della consulenza tecnica contemporanea.”
Se anche tu, come me, senti che la conciliazione è una parte della professione che vuoi approfondire davvero, se vuoi lavorare con più consapevolezza, più sicurezza e più metodo, allora è qui che inizia il nostro viaggio insieme.