in queste settimane ti ho accompagnato dentro alcuni passaggi chiave della conciliazione nella CTU.
Non con teoria astratta, ma attraverso episodi reali, casi vissuti, situazioni che probabilmente anche tu hai incontrato — magari senza avere sempre gli strumenti per leggerle fino in fondo.
Abbiamo parlato di persone, prima che di problemi tecnici.
Di ascolto prima che di soluzioni.
Di parole che possono cambiare l’esito di una consulenza.
E anche di momenti in cui tutto sembra rompersi, proprio quando la conciliazione pareva vicina.
Oggi voglio fermarmi un attimo su una consapevolezza che, nella mia esperienza, arriva sempre a un certo punto.
Il momento in cui cambia tutto
C’è un istante — spesso silenzioso — in cui un CTU capisce che la conciliazione non è più una “fase eventuale”, ma una vera responsabilità professionale.
Nel libro scrivo: “Quando il CTU prende coscienza che dal suo modo di porsi dipende l’evoluzione del conflitto, allora la consulenza cambia natura”.
È quel momento in cui realizzi che:
- il giudice si aspetta da te qualcosa di più di una risposta tecnica;
- le parti ti osservano come possibile punto di equilibrio;
- una parola detta (o non detta) può orientare mesi di causa.
Ed è lì che molti CTU si sentono soli.
Perché nessuno li ha mai formati davvero a questo.
La vera differenza oggi
La riforma Cartabia ha semplicemente reso evidente ciò che già accadeva nei tribunali.
La differenza, oggi, non la fa chi sa che deve conciliare, ma chi sa come farlo.
Metodo.
Consapevolezza.
Strumenti giuridici, relazionali, procedurali.
È esattamente da questa esigenza che nasce il mio nuovo corso.