martedì si è aperta la parte più operativa e metodologica del percorso formativo Masterclass 20 - Il CTU Conciliatore.
Con il Modulo 4 abbiamo iniziato a lavorare su ciò che accade davvero quando il CTU prova a gestire una conciliazione.
Negli scorsi moduli invece abbiamo chiarito da dove nasce oggi la conciliazione e perché viene richiesta sempre più spesso da giudici e tribunali.
Ora facciamo il passo successivo.
Perché una volta compreso il quadro giuridico, arriva sempre la stessa domanda:
“Va bene, ma io… come la gestisco davvero?”
Il grande equivoco sulla conciliazione
C’è un’idea dura a morire: che la conciliazione sia una dote personale, una sorta di talento naturale.
Nel libro IL CTU CONCILIATORE torno spesso su questo punto: la conciliazione non è improvvisazione, non è empatia istintiva, non è “buon senso”. È un metodo.
Un metodo che richiede:
- preparazione;
- struttura;
- allenamento mentale;
- consapevolezza del proprio ruolo.
Senza metodo, il rischio è sempre lo stesso: entrare in riunione con le migliori intenzioni… e uscirne con una frattura ancora più profonda.
Prima della conciliazione: lo “spogliatoio mentale”
Ti faccio un esempio. Uno degli aspetti meno considerati, ma più decisivi, è ciò che accade prima dell’incontro con le parti.
Nel libro spiego come il CTU debba creare uno spazio mentale protetto, una sorta di “spogliatoio”: un momento in cui sospendere giudizi, aspettative, simpatie e fastidi.
Perché senza questo passaggio:
- l’ascolto diventa selettivo;
- le parole delle parti vengono filtrate;
- il conflitto si irrigidisce invece di sciogliersi.
La conciliazione inizia prima di sedersi al tavolo.