CONTRIBUTO SUL TEMA DELLA CONCILIAZIONE DEL CTU SU IL SOLE 24 ORE

Un nuovo interessante contributo di Paolo Frediani sul tema della conciliazione del consulente tecnico di ufficio è stato pubblicato sul quotidiano IL SOLE 24 ORE.

Il C.T.U. ha sempre avuto un ruolo centrale nel giudizio civile e negli ultimi anni – per tutta una serie di ragioni non ultima la sempre maggiore complessità delle vertenze –  la sua funzione ha assunto maggior rilievo. Tra queste ve n’è una forse meno conosciuta ma certamente non meno importante: quella di conciliatore.

Il C.T.U. ha sempre avuto un ruolo centrale nel giudizio civile e negli ultimi anni – per tutta una serie di ragioni non ultima la sempre maggiore complessità delle vertenze –  la sua funzione ha assunto maggior rilievo.

Non si può nascondere come l’autentica nozione di conciliazione sia in parte ancora sconosciuta ai più: l’idea comune è che sia compito del conciliatore individuare una soluzione “giusta” e convincere (in certi casi imporre) agli interessati la soluzione prescelta.

E’ invece precipuo compito del conciliatore individuare non una soluzione “giusta” – questo è compito del giudice o dell’arbitro – quanto una soluzione “conveniente” per le parti.

E ciò è possibile solo se dal piano dei diritti si passa al piano degli  interessi e delle necessità, a questi sottostanti; D’altra parte però occorre osservare come nell’attualità la riuscita dell’esperimento sia demandata alle sole qualità del professionista o, quando il contesto risulti favorevole, ad una mera divisione delle pretese poiché nessuno si è mai preoccupato di dover fornire una preparazione specifica ai C.T.U.i che, seppur qualificati nei rispettivi settori di competenza, possono non averne alcuna nell’ambito della conciliazione; né tantomeno, dobbiamo osservare, nonostante gli sviluppi che le forme A.D.R. hanno conosciuto negli ultimi tempi nel nostro paese, come tra le specializzazioni del consulente tecnico previste dalle disposizioni di attuazione del codice procedura civile, non trovi riconoscimento quella del conciliatore.Il consulente tecnico di ufficio opera – di fatto – in una doppia attività: da un lato quella di  rispondere ai quesiti posti dal magistrato (attività di cognizione), dall’altra quella di operare un componimento della controversia che ponga fine alla causa (attività di negoziazione).

Nella seconda questi diviene un vero e proprio conciliatore/mediatore dal quale deve mutuare condotte, strategie e tecniche.Al di là dell’istituto della consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite entrato in vigore nel 2006, il quale prevede espressamente tra i compiti del CTU quello della conciliazione, la prassi in uso in tutti gli uffici giudiziari nel tempo ha lentamente superato le limitazioni normative presenti nel processo civile di cognizione attribuendo al consulente anche in detti ambiti tale importante funzione.Da ben tempo prima che si parlasse nel nostro paese dei c.d. sistemi alternativi della giustizia civile, conosciuti a livello internazionale con l’acronimo A.D.R. (Alternative Dispute Resolution) e dei relativi operatori (conciliatore e, più tardi di mediatore), le attività di conciliazione delle vertenze – seppur in ambito giurisdizionale non tipicizzato –  sono state svolte dall’ausiliario del giudice.Tra queste ve n’è una forse meno conosciuta ma certamente non meno importante: quella di conciliatore.Il C.T.U. ha sempre avuto un ruolo centrale nel giudizio civile e negli ultimi anni – per tutta una serie di ragioni non ultima la sempre maggiore complessità delle vertenze –  la sua funzione ha assunto maggior rilievo.

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