E SE COMINCIASSIMO ANCHE NOI A PARLARE DI EQUO COMPENSO?

Ho seguito con grande interesse il Congresso Nazionale Forense svoltosi dal 6 all'8 ottobre a Rimini.

Nella giornata di chiusura è intervenuto il guardasigilli Orlando che ha annunciato di aver portato a Palazzo Chigi un disegno di legge sull’equo compenso per gli avvocati. Il tavolo di lavoro intrapreso di concerto tra il Consiglio Nazionale Forense ed il Ministero di Giustizia già dalla scora primavera, aveva l’obiettivo di riequilibrare i rapporti professionali con i c.d. clienti “forti” (banche, imprese assicurazioni). La proposta, arrivata a seguito di un lungo lavoro di analisi che ha riguardato i testi di numerose convenzioni che detti soggetti propongono ai professionisti legali per lo svolgimento di attività di consulenza e/o di rappresentanza in giudizio, ha fatto emergere la presenza  diffusa  di clausole “capestro”.

I provvedimenti legislativi a cui si è fatto riferimento nel redigere l’articolato sono la legge che ha istituito l’equo compenso per i giornalisti (legge 233/2012) e anche l’ampia applicazione da parte della giurisprudenza del principio di “abuso di posizione economica”, originariamente previsto dalla legge di disciplina della subfornitura (legge 192/98) e ora ritenuto principio generale dell’ordinamento.

Ma in particolare il richiamo generale a cui si deve far ricorso è il testo dell’art.36 cost., che dette condotte violano. L’articolo in parola al primo comma stabilisce Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.

Quanto promosso dall’avvocatura e fatto proprio dal Ministero della Giustizia fa sorgere una domanda. E noi?

Le categorie dei professionisti tecnici sono da sempre "esposte" nei rapporti con i detti soggetti giuridici, soprattutto negli ultimi anni dove il combinato crisi economica/abrogazione tariffe ha determinato grandi condizioni di squilibrio.

La “ratio” della del Ddl – seppur con le dovute correzioni ed adattamenti – potrebbe essere adottato anche dal mondo professionale tecnico che da sempre intrattiene rapporti con soggetti c.d. “forti” e ne subisce i condizionamenti di mercato.

Vi sono numerosi casi dove il compenso non corrisponde al lavoro profuso ed alle responsabilità assunte. Un caso su tutti? parliamo delle perizie di stima per le banche che oggi vengono pagate talvolta nemmeno cento euro. Ma ve ne sono altri.

Credo che la politica promossa dall’avvocatura vada nella direzione giusta e legittima di affermare, insieme alla necessaria qualità della prestazione, anche la dovuta dignità ed il decoro professionale. Potremmo trarne elementi di condivisione anche per la nostra professione.

News

Questo sito utilizza cookie. Continuando a consultare questo sito web acconsenti all'utilizzo dei nostri cookie.