SOLIDARIETA' PAGAMENTO CTU: PRINCIPIO ORAMAI CONSOLIDATO

La Suprema Corte di Cassazione e gli uffici giudiziari con reiterati pronunciamenti succedutisi nel tempo hanno oramai costantemente statuito che l’obbligazione del pagamento del consulente tecnico di ufficio ha natura solidale per le parti del giudizio, indipendentemente dagli esiti del processo. Ciò poiché il consulente ha operato concretamente nel supremo e superiore interesse della giustizia.

Pertanto, indipendentemente dal fatto che il giudice abbia posto a carico di una o entrambe le parti del giudizio il pagamento dell’opera peritale, non si esclude la natura solidale del debito nei confronti del consulente.

Ciò posto, l’eventuale ripartizione  del compenso è rilevante solo in ordine al rapporto per così dire “interno” tra le parti e vale la pena osservare che il regresso non opera nei confronti del consulente d’ufficio che, nella sua precipua qualità di consulente del giudice, che origina la propria attività nel supremo interesse della giustizia, può richiedere l’intero ammontare del compenso liquidatogli a ciascuna di esse.

Al C.T.U. non è quindi opponibile la pronuncia sulle spese contenuta nella sentenza che abbia definito il giudizio nel quale aveva esercitato la sua funzione, poiché il principio di soccombenza attiene esclusivamente al rapporto tra le parti e non opera nei confronti dell’ausiliario del giudice. Di conseguenza, qualora sia stato emesso un titolo provvisoriamente esecutivo, non adempiuto della parte obbligata, il consulente può chiedere, legittimamente, in giudizio il compenso nei confronti dell’altra parte.

Di seguito alcuni dei pronunciamenti più recenti ed importanti.

Il compenso dovuto al consulente d'ufficio è posto solidalmente a carico di tutte le parti, atteso che l'attività dallo stesso espletata è finalizzata alla realizzazione del superiore interesse della giustizia. Tale interesse non rileva, invece, nei rapporti interni tra le parti, nei quali la ripartizione delle spese è regolata dal diverso principio della soccombenza. (Trib. Potenza, 01/02/2016)

Il decreto di liquidazione di cui alla L. n. 319 del 1980, art. 11 ha e conserva efficacia esecutiva nei confronti della parte ivi indicata come obbligata e – finchè la controversia non sia risolta con sentenza passata in giudicato, che provveda definitivamente anche in ordine alle spese – ha l’effetto di obbligare il CTU a proporre preventivamente la sua domanda nei confronti della parte ivi indicata come provvisoriamente obbligata al pagamento e solo nel caso di sua inadempienza può agire nei confronti dell’altra, in forza della responsabilità solidale che, in linea di principio, grava su tutte le parti del processo per il pagamento delle spese di CTU e che perdura anche dopo il passaggio in giudicato della sentenza conclusiva del processo, anche indipendentemente dalla definitiva ripartizione fra le parti dell’onere delle spese. (Cass. civ. 8 novembre 2013 n. 25179)

In tema di spese processuali, al consulente d'ufficio non è opponibile la pronuncia delle spese contenuta nella sentenza che abbia definito il giudizio nel quale aveva esercitato la sua funzione, perchè il principio della soccombenza attiene soltanto ai rapporti tra le parti e non opera nei confronti dell' ausiliare, tanto che le parti di quel giudizio sono obbligate in solido nei confronti dell'ausiliare al pagamento del suo compenso. (Trib. Salerno Sez. II, 07/02/2012)


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