LA CONCILIAZIONE NELLA CTU
Manuale per l'esperimento delle attività di conciliazione nell'ambito degli incarichi [2004]
Presentazione di Francesco P. Luiso
Giuffrè Editore
di Paolo Frediani

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"Il volume di Paolo Frediani colma una rilevante lacuna nella nostra letteratura. Da sempre la figura del consulente tecnico nel processo giurisdizionale ha ricevuto attenzione vuoi sotto il profilo più strettamente giuridico vuoi sotto il profilo tecnico. Da qualche tempo anche la conciliazione ha ric evuto notevoli ed approfondite indagini. Ma nessuno aveva finora esaminato la figura del consulente tecnico nella sua veste di conciliatore, se non sotto il ristretto angolo visivo delle norme che disciplinano, nel processo civile, l’attività conciliativa del consulente, e quindi sotto un profilo esclusivamente normativo.
Ma la conciliazione è attività che non può essere improvvisata: un buon tecnico non necessariamente è un buon conciliatore, anche se il possesso di cognizioni tecniche specifiche può facilitare la sua opera. La verità è che la nozione stessa di conciliazione è ancora largamente sconosciuta alla maggior parte degli operatori del processo: l’idea comune è che sia compito del conciliatore individuare una soluzione <> e convincere gli (in certi casi imporre agli) interessati la soluzione prescelta.
La realtà è molto diversa. Infatti, la funzione precipua del conciliatore è quella di individuare non una soluzione <> – questo è compito del giudice o dell’arbitro – quanto una soluzione <> per gli interessati. E ciò è possibile solo se dal piano dei diritti si passa al piano degli interessi, a questi sottostanti. L’ordinamento, infatti, formalizza gli interessi – e non può essere diversamente – in entità astratte, al di sotto delle quali però vi sono i diversificati interessi concreti di ciascuno. E’ a questi che il conciliatore deve porre attenzione, perché è sulla base di questi che può suggerire una ipotesi soddisfacente per entrambi, in quanto idonea a soddisfare i (compatibili) interessi sottostanti alle astratte formalizzazioni giuridiche.
E’ evidente che la conciliazione non sempre è possibile: a tal fine, infatti, occorre che i sottostanti interessi delle parti siano compatibili, e che le parti abbiano interessi diversificati e complementari: come in un ordinario contratto di scambio, una parte deve avere interesse ad acquistare e l’altra a vendere. Ma per verificare se essa sia praticabile, occorre appunto esperire il tentativo, da parte di un soggetto in possesso delle cognizioni e delle tecniche necessarie.
Il ruolo del conciliatore non è quello di stabilire chi ha ragione o torto, ma di individuare dapprima ciò che effettivamente interessa alle parti, e poi di suggerire un accordo, che tenga conto degli interessi delle stesse: ma per svolgere efficacemente questo compito occorre sapere come condursi nel procedimento conciliativo. Ed in questa direzione l’opera di Frediani suggerisce appunto al consulente tecnico (incaricato dal giudice, ma evidentemente anche dall’arbitro) come riuscire a svolgere l’attività di conciliatore.
La funzione del conciliatore è, in verità, perfettamente equivalente a quella del catalizzatore nelle reazioni chimiche: i due elementi, che da soli non interagiscono, in presenza del terzo elemento (il catalizzatore) sviluppano la reazione, che porta alla formazione di un risultato, composto soltanto dai due elementi originari e non dal terzo. Così l’accordo delle parti trova fondamento esclusivamente nella loro volontà contrattuale, senza che il terzo, che pure ha suggerito il contenuto dell’accordo, assuma alcun ruolo nella validità ed efficacia del contratto.
Il fondamento contrattuale della conciliazione consente anche di cogliere il vantaggio più rilevante della risoluzione autonoma (negoziale) della controversia rispetto alla risoluzione eteronoma (arbitrale o giurisdizionale): il potere dispositivo, che solo le parti hanno e che non possono ovviamente avere né il giudice né l’arbitro, consente di dare un contenuto atipico al contratto, finanche facendo sì che oggetto dello stesso siano diritti diversi da quello controverso. La soluzione negoziale della controversia non sempre è possibile, come già accennato: ma, quando lo è, essa ha un valore tangibilmente superiore alla soluzione giurisdizionale o arbitrale.
Il lavoro di Frediani costituisce, dunque, un contributo essenziale per una più efficace ed effettiva opera del consulente tecnico."

PROF. FRANCESCO P.LUISO
Ordinario di Procedura Civile presso la Facoltà di
Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Pisa

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