MANUALE DEI COMPENSI DEL C.T.U. (II edizione)[2010]
Guida al calcolo e alla presentazione degli onorari con particolare riferimento agli incarichi in materia edilizia, urbanistica e territoriale.
Formulario scaricabile online
Presentazione del Geom.Fausto Savoldi, Presidente del Consiglio Nazionale Geometri e Geometri laureati
Simone Editore
di Paolo Frediani

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Le tariffe, da sempre, rappresentano il vero limite degli incarichi di consulente tecnico di ufficio, perito e ausiliario.
Ciò perché, da troppo tempo, il legislatore non considera la necessità di rivisitare, con una formulazione organica ed attuale, un quadro tariffario incompleto ed astratto.
Appare difficile pensare, infatti, che le odierne tariffe possano in qualche modo essere giudicate soddisfacente, soprattutto a fronte di incarichi spesso impegnativi e complessi.
Come è pensabile compensare l’opera di un ausiliario con vacazioni corrispondenti a 4,07 euro all’ora, oppure lo svolgimento di lunghi e complessi accertamenti immobiliari e ricostruzioni contabili di lavori con 970 euro?
Ed ancora – negli incarichi estimativi – che racchiudono una molteplicità di attività, con il limite massimo insuperabile dell’importo stimato di 516.456,90 euro, quando, ben sappiamo, che quel valore con l’ascesa dei prezzi immobiliari registrati negli ultimi anni, può corrispondere ad un appartamento di medie dimensioni in una piccola città?
Dunque,  nel riconoscimento della inadeguatezza ed astrattezza della normativa, si assiste spesso ad un “balletto” tra il consulente ed il magistrato; da una parte il primo, nella consapevolezza di aver compiuto un lavoro serio, si trova dinnanzi una tariffa che non né valorizza l’opera e quindi si “attrezza”, per così dire, a sfruttare ogni minima possibilità offerta per poter adeguare l’importo richiesto all’effettivo valore della prestazione. Dall’altra il magistrato che, con rigore analizza, spesso in modo “implacabile”, la richiesta del suo consulente. E ciò comporta, assai frequentemente, l’effetto della riduzione del compenso.
Questa situazione di disagio determina oggettive difficoltà sia negli esperti, che operano con la scarsa tranquillità di coloro che sanno che ben difficilmente potranno vedere riconosciute le proprie aspettative in ordine al compenso,  che negli stessi giudici obbligati, talvolta, ad operare la decurtazione. Ciò determina una contrapposizione d’interessi ove frequentemente il consulente, bisogna dire, ha sempre la peggio.
Ma il vero limite in tutto ciò è rappresentato dalla scarsa conoscenza della materia dei compensi da parte dei consulenti e periti.
Questi infatti tendono a dedicare molto tempo e cura all’espletamento dell’incarico e poco alla redazione del documento con il quale chiedono il compenso. Ciò perché troppo spesso si riconosce - in una superficiale conoscenza della materia -  l'inadeguatezza del compenso e ci si rimette - con una sorta di "rassegnazione profetica" - alla "clemenza" del magistrato.
La poca cognizione della materia si registrata anche in coloro che svolgono da anni la professione di ausiliario giudiziario.
E' capitato con preoccupante frequenza constatare come - anche ausiliari esperti - facciano pressoché costantemente ricorso al sistema delle vacazioni per il calcolo dell'onorario; queste, dinanzi ad incarichi lunghi e complessi, vengono utilizzate in numero elevato talché da risultare poco credibili, indebolendo la posizione del consulente.
Od ancora la mancata conoscenza applicativa delle diverse disposizioni legate all'aumento dei compensi ammessi dalla norma,  al criterio che determina la scelta delle tabelle, all'insuperabilità del tetto massimo previsto dalla norma, alle possibili applicazioni (disposizione importantissima per i consulenti) della cumulabilità del compenso, alla necessità, in frequenti casi nel rito civile, dell'applicazione delle tabelle a percentuale al valore della controversia e non a quello del bene ed ancora della possibile estensione dell'applicazione delle tabelle a percentuali anche ove il valore della controversia sia assente o dichiarato estremamente contenuto.
Ma anche la pressoché unanime sottovalutazione del documento da presentare al giudice per la richiesta di liquidazione quando l'esperienza insegna che tale documento gioca un ruolo primario nel processo decisionale che guida il magistrato nella liquidazione. Infatti, ai suoi occhi, non sortisce gli stessi effetti esaminare un documento di poche righe disancorato ai riferimenti normativi e giurisprudenziali e senza rinvii alle finalità del quesito rispetto a quello di un documento con requisiti di chiarezza espositiva, organizzazione funzionale, dettagliata motivazione, dove potervi trovare tutte le informazioni utili per liquidare in modo corretto (e motivato) gli onorari e le spese dell’ausiliario.
Non basta, perciò, per essere un buon C.T.U., mostrarsi professionista qualificato nella materia oggetto della lite, ma bisogna essere anche gran conoscitore della normativa di riferimento e degli orientamenti giurisprudenziali in materia di compensi per le diverse fattispecie di attività.
E’ quindi prioritario per l’ausiliario definire e suggerire la norma da applicarsi, indirizzando il magistrato a privilegiare una disposizione piuttosto che un’altra, a propendere per quel determinato ragionamento mediante condizioni oggettive e verificabili.
Ed è proprio questa l’idea che originò la presente pubblicazione e che in questa nuova edizione, rinnovata ed arricchita nei contenuti, si presenta ancor più valida; quella di fornire lo strumento utile a coloro che hanno l’esigenza di avere un quadro completo, ragionato ed aggiornato sulla materia dei compensi, con le modalità applicative suggerite, non solo  dalla pratica esperienza acquisita in tanti anni di incarichi giudiziari, ma anche dal particolare ed appassionato studio della materia che - più si conosce -, si registra articolata e complessa.
Il libro consente di fare proprio questo, mediante una analisi strutturata per natura di incarico e tipologia di accertamenti richiesti all’ausiliario, individuando il profilo consolidato tra norma e giurisprudenza tale da consentire, in una grande semplificazione, l’individuazione del migliore “percorso” per ottenere un compenso economico adeguato al lavoro profuso.
Ciò anche proponendo alcuni essenziali suggerimenti ed interpretazioni tratte dalla esperienza, dal quadro normativo e giurisprudenziale e, perché no,  dal “veder comune” del consulente – che tuttavia, è bene precisarlo – debbono confrontarsi con la valutazione del giudice (e chi ha un poco di esperienza sa quante ne esistono) e che quindi – da sole – non garantiscono la certezza dell’accoglimento della proposta del consulente.
Ma la volontà è quella di far cogliere ad ogni consulente – al di là di ogni ragionevole e diversificata opinione –, la consapevolezza della essenziale necessità di studiare e conoscere adeguatamente la materia dei compensi e l’importanza di redigere un documento per la liquidazione completo e motivato.  Nella consapevolezza che questa è l’unica strada capace di far conseguire un adeguato riconoscimento economico che il ruolo di esperto del giudice, per la delicatezza e le responsabilità in esso congenite, deve veder riconosciuto.

L’Autore

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