CODICE DELLA RELAZIONE PERITALE NEL PROCESSO CIVILE DI COGNIZIONE

IL CODICE DELLA RELAZIONE PERITALE NEL PROCESSO CIVILE DI COGNIZIONE

Lo scorso 6 Febbraio a Roma, il Consiglio Nazionale Forense ed il Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati attraverso le loro articolazioni operative della Scuola Superiore dell’Avvocatura e dell’ Associazione Nazionale Geometri Consulenti tecnici, Arbitri, Mediatori, hanno presentato il Codice della relazione peritale nel processo civile di cognizione con le relative Linee Guida.

L'opera, edita dalla Pisa University Press, rappresenta il primo codice italiano nella materia definito da due così importanti categorie professionali.

Il direttore del comitato scientifico, di cui fanno parte desperti della Scuola Superiore dell’Avvocatura e dell’Associazione Nazionale Geometri Consulenti tecnici, Arbitri, Mediatori, è il Prof.Avv.Francesco Paolo Luiso.

Con le Linee guida del Codice della relazione peritale nel processo civile di cognizione, sono stati definiti principi, criteri, requisiti e metodologie nel rispetto delle regole poste a base del processo attraverso le quali l’ausiliario giudiziario possa adempiere al mandato del magistrato in modo trasparente, corretto e compiuto riguardo agli obblighi che egli assume dinnanzi alla pubblica giurisdizione.

Il Codice persegue queste finalità; esso mira a prefigurare uno standard di qualità professionale uniforme e condiviso rivolto al mondo professionale ed a quello della magistratura in grado di rappresentare il termine di raffronto e il punto di riferimento per i consulenti tecnici; si pone l’obiettivo di uniformare la metodologia di redazione della relazione peritale,  considerando la pratica operativa del consulente in combinato con i precetti normativi e le regole processuali,  a vantaggio di una visione comune, di un sapere condiviso, di una crescita e sviluppo culturale del ruolo del consulente.

Per approfondire l'opera visitate il sito dell'editore: http://www.pisauniversitypress.it/scheda-libro//codice-della-relazione-peritale-nel-processo-civile-di-cognizione-9788867410392-119390.html. L'opera è disponibile presso tutte le librerie professionali.


 

 

intervista a Paolo Frediani

(a cura di Gilberto Guido Manetti Ferrari)

Data l’importanza ed il rilievo dell’opera per le ricadute che provocherà all’interno della vastissima comunità dei consulenti tecnici, chiediamo a Paolo Frediani, che né è stato l’ideatore e l'artefice nonché componente del comitato scientifico, alcuni approfondimenti sulla importante iniziativa.

Perché nasce il Codice della Relazione peritale?
Con una felice intuizione due importanti categorie professionali, avvocati e geometri, primari attori della pubblica giurisdizione hanno dato una risposte ad un’esigenza fortemente sentita nei nostri Tribunali: quella di individuare nell’ambito delle consulenze delle linee di condotta comuni alle categorie professionali, e desiderate senz’altro anche dagli organi giudicanti, tali da garantire idoneità tecnica, validità giuridica ed, in poche parole, un’esecuzione dei compiti affidati adeguata non solo alle regole dell’arte nello specifico campo di riferimento, ma anche ai principi che governano il processo civile ed in generale il nostro ordinamento.

Quale è il motivo essenziale per il quale si è ritenuto di dover regolamentare l’attività dei Consulenti?
Il principale è stato quello di colmare una evidente e storica lacuna per consentire una crescita culturale ed uno sviluppo professionale delle funzioni del consulente tecnico di ufficio. Giova infatti osservare come la figura del consulente risenta della scarsa cultura che spesso ha accompagnato tale ruolo. Nel  percorso scolastico ed universitario non si è mai curata in modo specifico la formazione e la specializzazione del futuro esperto del giudice, ancorché a questi vengano, da sempre, affidati compiti di rilevante responsabilità; in molti casi, da parte dei professionisti incaricati, si è osservata la consulenza tecnica come “parte” dell’attività professionale quotidiana per la quale non occorrano competenze di specie. Si è erroneamente ritenuto che per l’adempimento a tali incarichi fosse sufficiente la competenza tecnica nella materia oggetto di vertenza ritenendo finanche secondaria la rilevanza delle regole che in tali incarichi si sostanziano sino a poter invalidare il lavoro dell’esperto.

Ma l’esperienza dei consulenti tecnici non era di per se sufficiente?
Da un lato si, ma la vastità della comunità di riferimento, oggi ancor più cresciuta, unitamente all’aver registrato come le prassi locali fossero spesso disancorate da metodologie proprie ai precetti normativi, hanno suggerito l’adozione di uno standard. Peraltro è palese riconoscere come per i consulenti sono da sempre mancati riferimenti operativi univoci e standard coerenti indirizzati a consentire uno svolgimento corretto del mandato giurisdizionale, seppur questi rappresenta un indispensabile ausiliario del magistrato mettendo al servizio della giurisdizione le proprie capacità e competenze professionali. Il consulente tecnico di ufficio, infatti, svolge una funzione giurisdizionale importante: rappresenta “l’occhio specialistico” del magistrato quando questi si trova a dover decidere su aspetti che esulano dalle proprie competenze e conoscenze.
La figura del consulente, si contraddistingue da sempre dalla necessità di possedere non solo cognizioni tecniche specialistiche nella materia che discendono dalla formazione propria, ma anche conoscenze puntuali delle regole del processo che non appartengono al bagaglio di quelle tradizionali del tecnico. Per questo la relazione peritale non può quindi risolversi in una relazione tecnica qualsiasi ed anche se il codice di rito non stabilisce indicazioni per la sua redazione vi sono principi essenziali che la pratica esperienza suggerisce e consiglia di utilizzare.
In buona sostanza il tecnico, per sua natura, non è un tecnico del diritto cosicché assai frequentemente consulenze pregevoli sotto il profilo tecnico – scientifico possono non esserlo sotto quello della ritualità, provocando problematiche di varia natura al decorso processuale.
Ecco che allora l’opera in parola diventa fondamentale, sia per il giovane che per il più maturo professionista; in un felice connubio di regole rituali e modalità operative, il trattato prende per mano il consulente, con puntazioni logiche e chiare, in combinato con le regole processuali e le norme di riferimento, conducendolo a compiere nel miglior modo il mandato giurisdizionale.

Il Codice è quindi, in sostanza, uno strumento di lavoro tecnico – giuridico per il consulente?
Si, potremmo anche definirlo in questo modo.
Con le Linee guida abbiamo definito principi, criteri, requisiti e metodologie nel rispetto delle regole poste a base del processo attraverso le quali l’ausiliario giudiziario possa adempiere al mandato del magistrato in modo trasparente, corretto e compiuto riguardo agli obblighi che egli assume dinnanzi alla pubblica giurisdizione. Il Codice della relazione peritale persegue proprio queste finalità; esso mira a prefigurare uno standard di qualità professionale uniforme e condiviso rivolto al mondo professionale ed a quello della magistratura in grado di rappresentare il termine di raffronto e il punto di riferimento per i consulenti tecnici; si pone l’obiettivo di uniformare la metodologia di redazione della relazione peritale,  considerando la pratica operativa del consulente in combinato con i precetti normativi e le regole processuali,  a vantaggio di una visione comune, di un sapere condiviso, di una crescita e sviluppo culturale del ruolo del consulente, nella consapevolezza che è responsabilità dell’ausiliario offrire un documento peritale completo per forma e sostanza e nel precipuo obiettivo di connotare di trasparenza l’intero lavoro peritale, in modo da far conseguire a questi il giusto grado di riconoscimento ed affidabilità agli occhi del magistrato, il quale, su quella opera, baserà la propria decisione.
Non è un caso che l’opera sia stata pensata e voluta da due importanti categorie professionali coinvolte in pieno – con diverse funzioni – al funzionamento del processo; entrambe indirizzate dal comune interesse di rendere la giustizia certamente più aderente ai bisogni della collettività ma anche, attraverso l’opera di un consulente qualificato e competente, più riconoscibile sotto il profilo della qualità.
È soprattutto quest’ultimo profilo che può interessare maggiormente gli avvocati ed i cittadini tutti, perché l’adozione di comportamenti omogenei, mentre agevola la certezza del diritto, non può che favorire la necessaria trasparenza – ed ancor prima comprensibilità – di un settore tanto delicato, che così frequentemente si rivela determinante nella soluzione delle controversie.
L’opera in buona sostanza intende favorire lo sviluppo qualitativo delle attività di consulente tecnico con il precipuo obiettivo di consentire una crescita culturale del ruolo per garantire alla magistratura ed avvocatura un elevato standard di professionalità dei consulenti anche in relazione alle domande che la collettività pone in termini di efficacia, credibilità e ragionevole durata del processo.

Può descrivere, in sostanza, come si struttura l’opera?
L’opera, oltre che nelle presentazioni e nella introduzione, si articola nelle due fondamentali parti dei Principi e dei Requisiti.
Nei Principi (P.1 Principio – Principi del processo civile) si esaminano in modo dettagliato i principi dispositivi del processo civile, nei loro fondamenti con un chiaro indirizzo  al principio del giusto processo che è condizione essenziale di garanzia per la effettiva tutela dei diritti fondamentali che nel giudizio sono coinvolti, e in particolare ai requisiti della imparzialità e indipendenza del giudice ed al rispetto del contraddittorio.
Sempre nei principi trova ampio spazio l’esame degli istituti del consulente tecnico (P.2 Principio – Istituti del consulente tecnico).
Il consulente tecnico di ufficio è infatti inserito nel processo quale ausiliario del giudice, e seppure il suo apporto specialistico sia sottoposto al controllo e alla valutazione delle parti e del giudicante, anch'egli si deve considerare egualmente vincolato al rispetto di tali principi. E ciò in quanto la sua attività è una fase del processo e una parte del giudizio, si svolge in un settore rilevante quale è quello della conoscenza di fatti che sfuggono alla comune esperienza, e il materiale rappresentato dalla relazione peritale confluisce nel materiale processuale, cosicché i requisiti di imparzialità e indipendenza e il rispetto del contraddittorio debbono improntare anche la fase che gli è delegata. Inoltre, proprio in ragione della specialità tecnica di una relazione destinata alla valutazione delle parti e del giudice, assume rilevanza anche una competenza linguistica che consenta la comprensione dei significati anche complessi che il consulente deve essere in grado di comunicare alle parti.
Questi profili culturali uniti ad una competenza tecnica specifica, dovrebbero pertanto costituire la normale cornice entro la quale vanno inquadrate regole e prassi che nel processo attengono alla fase della consulenza tecnica di ufficio.
La seconda parte dell’opera è dedicata ai requisiti (R.1 Requisito – Il consulente tecnico).  Dapprima quelli del consulente attraverso quelli normativi previsti per l’iscrizione all’albo dei consulenti tecnici (R.1.2 Requisiti per l’iscrizione all’albo dei consulenti tecnici) e quelli, in parte meno ovvi e prevedibili, etici (R.1.3 Requisiti etici) e professionali (R.1.4 Requisiti professionali) D’altra parte il coordinamento scientifico che  ha caratterizzato la elaborazione attribuisce all'opera anche il carattere di strumento di cultura professionale, oltre a rappresentare una guida per la qualità tecnica. In particolare in questa parte viene posto l’accento sui termini della qualità, preparazione e specializzazione del consulente; insomma le qualità essenziali per un consulente più riconoscibile sotto il profilo della qualità.
La parte centrale, quella indubbiamente di maggiore rilevanza e che andrà direttamente ad incidere sull’opera quotidiana del consulente, è quella dei requisiti dedicati alla Relazione Peritale (R.2 Requisito – La relazione peritale). E’ questa la parte che definisce le linee guida per la restituzione dell’elaborato peritale in modalità conforme al codice.
Introducono l’articolato i requisiti di restituzione (R.2.1 Requisiti di restituzione) e quello di contenuto (R.2.2 Requisiti di contenuto) che definiscono metodologie, modalità e buone regole per la redazione dell’elaborato. Lo sviluppo di quest’ultimo paragrafo si articola nella struttura della relazione peritale attraverso le diverse puntuazioni specifiche corredate da Note applicative e Note esplicative.
Nei Dati del procedimento (R.2.2.2.2) sono indicati l’ufficio giudiziario, il giudice, il ruolo generale in cui è rubricato il procedimento, il tipo di procedimento, le parti costituite ovvero contumaci, i loro difensori, l’elezione a domicilio.
Nello Sviluppo del mandato (R.2.2.2.3) attraverso le date ed i termini correlati sono indicate la data di emissione dell’ordinanza di nomina, la data di svolgimento della udienza di conferimento d’incarico, la data d’inizio delle operazioni peritali, le date di svolgimento delle operazioni ed attività peritali, quelle di produzione delle eventuali e diverse istanze al magistrato e delle relative ordinanze, la data d’invio della relazione peritale alle parti, la data di ricevimento delle eventuali osservazioni delle parti, la data di deposito della relazione peritale in cancelleria ovvero trasmissione alla cancelleria telematica.
Il Capitolo 1 raccoglie gli elementi generali del procedimento.
Nella Ordinanza di nomina (R.2.2.2.4) sono indicate la data di emissione dell’ordinanza di nomina,  la data nella quale la stessa è stata notificata al consulente tecnico ed il giudice istruttore della causa.
Nella Udienza di conferimento d’incarico, disposizioni, autorizzazioni, termini ex art.195, terzo comma  c.p.c. e termine di deposito relazione (R.2.2.2.5)  Sono indicate la data di udienza di conferimento d’incarico al consulente tecnico, le disposizioni, le diverse autorizzazioni  ed i termini concessi dal giudice al consulente stesso per il rispetto del disposto dell’art. 195, terzo comma, c.p.c..
Nella/nelle Ordinanza/e successive  (R.2.2.2.6)  sono indicate eventuali ordinanze successive che il giudice  abbia emesso nel corso dell’espletamento dell’incarico del consulente tecnico.
Nella/nelle  Udienza/e successive (R.2.2.2.7)  sono indicate eventuali udienze successive tenute nel corso dell’espletamento dell’incarico del consulente tecnico ed al quale lo stesso è stato chiamato a partecipare. 
Nella Nomina dei consulenti tecnici di parte (R.2.2.2.8)  Sono indicate le generalità e il domicilio ovvero recapito dei consulenti tecnici eventualmente nominati dalle parti e le loro modalità di nomina.
Nella Nomina dell’esperto ausiliario (R.2.2.2.9)  Sono indicate le generalità dell’esperto ausiliario, l’oggetto delle attività a lui demandate ed il riferimento all’autorizzazione del magistrato ottenuta in udienza ovvero a seguito di specifica istanza.
Nelle Istanze di proroga del termine di deposito della relazione peritale (R.2.2.2.10)  Sono indicate eventuali istanze di proroga del termine di deposito della relazione peritale richieste dal consulente tecnico e concesse  dal giudice. Gli atti sono allegati in calce alla relazione peritale e puntualmente richiamati.
Il Capitolo 2 il quesito ovvero i quesiti formulati dal giudice
Il Capitolo 3 raccoglie le attività peritali e tutte le iniziative in esse comprese.
Nella Comunicazione d’inizio delle operazioni peritali (R.2.2.2.12) E’ indicata, oltreché la data, la modalità con la quale il consulente tecnico ha comunicato l’inizio delle operazioni peritali, dichiarata nel corso della udienza di conferimento d’incarico ed inserita nel processo verbale della udienza ovvero svolta in momento successivo.
Nelle Istanze per autorizzazioni ovvero decisioni di merito (R.2.2.2.13) Sono indicate le istanze rivolte al giudice per ottenere particolari autorizzazioni che si rendessero necessarie nel corso delle attività del consulente tecnico ovvero atte a richiedere assunzioni del magistrato in relazione a specifici  fatti e circostanze.
Nelle Istanze ai sensi dell’art.92 disp.att. c.p.c. (R.2.2.2.14) Sono indicate le istanze rivolte al giudice ai sensi dell’art.92 disp. att. c.p.c. con l’allegazione del relativo documento.
Nello Svolgimento delle operazioni peritali (R.2.2.2.15) Sono indicate le operazioni e le indagini svolte dal consulente tecnico attraverso una sintesi strutturata delle diverse sessioni peritali con l’allegazione dei relativi processi verbali.
Nel Tentativo di conciliazione (R.2.2.2.16) Sono indicate le eventuali operazioni svolte con finalità conciliative della vertenza giudiziaria attraverso una sintesi strutturata delle diverse sessioni peritali con l’allegazione dei relativi processi verbali.
Nelle Istanze ed osservazioni delle parti (R.2.2.2.17) sono indicate le istanze e le osservazioni proposte dalle parti a norma dell’art.194 c.p.c. con l’allegazione degli eventuali documenti a supporto.
Nei  Documenti peritali (R.2.2.2.18) sono indicati i documenti utilizzati dal consulente tecnico nell’espletamento del proprio incarico. I documenti utilizzati dal consulente tecnico sono quelli versati agli atti della causa, quelli eventualmente acquisiti nell’ambito delle attività peritali attraverso le proprie attività d’indagine, e, ove consentito, quelli prodotti dalle parti ovvero da terzi.  I documenti sono puntualmente riferiti ai numeri ordinali corrispondenti agli allegati alla relazione peritale e/o a quelli versati negli atti di causa.
Nella Conclusione delle indagini peritali (R.2.2.2.19) si riporta, in una formula di stile, la conclusione delle operazioni peritali sintetizzando i passaggi salienti.
Nel Capitolo 4 sono riportate la descrizione dell’oggetti o dei beni della consulenza.
Nella Descrizione dei luoghi / cose / immobili / documenti (R.2.2.2.20) è riportata una dettagliata descrizione ovvero rappresentazione ovvero resoconto di quanto oggetto di consulenza. La descrizione  ovvero rappresentazione ovvero resoconto debbono essere riferiti con la finalità di chiarire gli aspetti fondamentali per far comprendere al lettore la situazione / stato di fatto / circostanze oggetto della consulenza tecnica. L’operazione deve essere condotta con riferimento alle finalità del quesito posto dal giudice.  La descrizione  ovvero rappresentazione ovvero resoconto è accompagnata, ove necessario, dall’allegazione di documenti scritto – grafici  e reperti fotografici.
Il Capitolo 5 è dedicato alle Memorie delle parti ovvero dei consulenti tecnici di parte
Nelle Memorie delle parti (R.2.2.2.21) sono raccolte le memorie che le parti hanno eventualmente prodotto nel corso delle operazioni peritali od all’esito di esse. Le memorie vengono allegate alla relazione peritale e puntualmente richiamate.
Il Capitolo 6 consta nella risposta al quesito ovvero quesiti.
Nella Risposta al quesito (R.2.2.2.22) è riportata la risposta al quesito ovvero ai quesiti posti dal giudice.
La risposta al quesito deve essere chiara, motivata, fondata e coerente all’opera svolta.
Il Capitolo 7 è dedicato all’invio della relazione peritale preliminare alle parti ed allo loro eventuali osservazioni.
Nelle Osservazioni delle parti alla relazione peritale preliminare (R.2.2.2.23) è indicata la data e la modalità di invio della relazione peritale preliminare alle parti. Sono raccolte e riportate le osservazioni prodotte dalle parti.
Il Capitolo 8 raccoglie le considerazioni alle eventuali osservazioni proposte dalle parti.
Nelle Considerazioni alle osservazioni delle parti (R.2.2.2.24) sono riportate le considerazioni del consulente tecnico alle osservazioni prodotte dalle parti.
Il Capitolo 9 è dedicato ad una sintetica risposta conclusiva al quesito.
Nella Risposta conclusiva al quesito (R.2.2.2.25) è  riportata la risposta conclusiva al quesito.
Concludono  l’articolato della relazione peritale il paragrafo Limiti e riserve del mandato (R.2.2.2.26) dove sono riportati eventuali limiti e riserve di svolgimento del mandato e la Formula di chiusura (R.2.2.2.27), dove, con una formula di stile, sono indicate le modalità di deposito, il numero di copie per le parti, le pagine di cui si compone l’elaborato peritale e la documentazione ad esso allegata.
Nell’articolazione definitiva dei Requisiti della Relazione Peritale, il Codice della relazione peritale nel processo civile di cognizione indica i requisiti di Produzione (R.2.3) dove si riportano le modalità e le regole di deposito dell’elaborato peritale e della documentazione ad essa allegata.
Conclude l’opera la sintesi delle Linee Guida ed un pratico glossario dei termini, brocardi maggiormente utilizzati nel processo.

Ho saputo che è stato attivato anche un portale collegato all’Opera?
Si, e per il rilievo che assumerà è iniziativa molto importante.
L’ Associazione Nazionale Geometri Consulenti tecnici, Arbitri, Mediatori (GEO-C.A.M.), ente della Fondazione Geometri Italiani, per favorire una maggiore diffusione ed una più diretta utilizzazione dei precetti qualitativi propri del Codice all’interno della comunità dei consulenti tecnici italiani, ha predisposto l'attivazione, che avverrà nelle prossime settimane, di un sito web www.codicedellarelazioneperitale.it dove si potranno non solo avere notizie riguardo il Codice ma anche, per coloro che assumeranno lo standard definito dal Codice per l’espletamento degli incarichi giurisdizionali, vi la possibilità di accreditarsi conseguendo un maggior riconoscimento e visibilità professionale.

In conclusione?
Per il lavoro svolto e per gli effetti che implicherà nel lavoro quotidiano di migliaia di colleghi consulenti tecnici, non vi è dubbio che quanto realizzato dal Consiglio Nazionale Forense e dal Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati attraverso le loro articolazioni operative della Scuola Superiore dell’Avvocatura e dell’ Associazione Nazionale Geometri Consulenti tecnici, Arbitri, Mediatori, rappresenta una vera svolta epocale per il settore.
Attraverso questa opera infatti – ed è la prima volta nel nostro paese – si intende favorire lo sviluppo qualitativo delle attività di consulente tecnico con il precipuo obiettivo di consentire una crescita culturale del ruolo per garantire alla magistratura ed alla avvocatura un elevato standard di professionalità dei consulenti anche in relazione alle domande che la collettività pone in termini di efficacia, credibilità e ragionevole durata del processo.

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