Come noto, il 3° comma dell'art. 195 c.p.c., come riformato dalla L.69/2009 stabilisce che la relazione deve essere trasmessa dal consulentealle parti costituite nel termine stabilito dal giudice con ordinanza resaall'udienza di cui all'art. 193.

Con la medesima ordinanza il giudice fissa il termine entro il quale le partidevono trasmettere al consulente le proprie osservazioni sulla relazionee il termine, anteriore alla successiva udienza, entro il quale il consulentedeve depositare in cancelleria la relazione, le osservazioni delle parti euna sintetica valutazione sulle stesse.

Viene allora da chiedersi se ai termini in questione vada riconosciutanatura sostanziale ovvero processuale e, conseguentemente, nel secondocaso, possano ritenersi assoggettati alla sospensione nel periodo feriale,poiché diversamente, dovrebbe ritenersi che di eventuali operazioniperitali dovrebbe essere consentito lo svolgimento anche nel periododi sospensione feriale dei termini processuali, pur in totale difetto diqualsiasi elemento a sostegno di una tale ricostruzione.

Al quesito va attribuita una risposta in termini positivi alla luce dei seguentielementi:

  1. La collocazione della norma che prevede i termini in questionetalchè la riforma l.69/2009 alla richiamata disposizione del codice diprocedura civile è stata introdotta con il precipuo e dichiarato fine diapportare modifiche al codice di procedura civile, e si trova all’interno diun testo di legge rivolto espressamente al perseguimento di tale obiettivo;
  2. L’elemento logico-sistematico, in quanto la previsione di essi miraa garantire l’attuazione ed il rispetto del contraddittorio processuale delleparti, diretta espressione del più generale quanto fondamentale principiodel diritto alla difesa, riconosciuto a tutti i soggetti dall’art. 24 Cost., inqualsiasi stato e grado di un processo (ed è indubitabile che quellorelativo allo svolgimento di una CTU sia uno “stato” di un determinatoprocedimento);
  3. L’elemento della argomentazione c/d a contrario, dal momento chela previsione di una simile innovazione, con l’introduzione, a carico delleparti processuali e dell’Ausiliario (che parte non è) ma anche del giudicedi merito, di precisi termini (rispettivamente, da rispettare per quanto dipropria competenza per i primi, e da concedere per quest’ultimo), se nonespressamente rivolta all’attuazione del contraddittorio delle parti suquestioni a carattere tecnico e, conseguentemente, al fine di consentireloro la difesa (tecnica, appunto, su tali tematiche) risulterebbe privadi qualsivoglia giustificazione e sostanzialmente inutile, il che non èaffatto, a maggiore ragione in considerazione del potere di direzione delprocedimento che l’ordinamento assegna e riconosce al giudice, il cuiesercizio è finalizzato a consentire alle parti di esercitare, all’interno delprocesso e nel rispetto delle regole di esso, i loro diritti in modo pienoil seprio 3-20209il seprio 3-20208CTU CTUe compiuto (come del resto accade anche con altre previsioni all’internodel medesimo codice, quale quella contenuta nel novellato art. 101, 2°comma c.p.c., anch’esso modificato, guardacaso, dalla L. 69/09);
  4. L’elemento emergente dal formante giurisprudenziale, in quantola S.C., in tema di consulenza tecnica di ufficio, ha riconosciuto che,a seguito della modifica dell’art. 195 c.p.c. ad opera della l. 18 giugno2009 n. 69, il CTU è obbligato a fornire ai consulenti di parte una «bozza»della propria relazione, essendo tale attività finalizzata a consentire alleparti l’esercizio del diritto di difesa, come del resto confermato dal fattoche, nel sistema precedente tale modifica,le parti potevano legittimamente formularecritiche solo dopo il deposito della relazioneda parte del consulente tecnico d’ufficio. Aseguito della predetta riforma, invece, tutte leeventuali critiche e censure vanno formulateprima che tale deposito avvenga, il che attestala indubbia natura processuale dei terminiche a tal fine la legge preveda che il giudiceconceda all’ausiliario ed alle parti, in quanto èa tutti tali soggetti, dal Legislatore, affidato ilcompito di contribuire, ciascuno per quanto disua specifica competenza, alla instaurazionee rispetto del contraddittorio processuale,con le prevedibili conseguenze in terminidi inutilità degli eventuali provvedimenti,finanche della sentenza conclusiva, se assuntiin violazione del contraddittorio; la definitivaconferma del fatto che è solo nel corso delleoperazioni peritali, del loro svolgimento, che il Legislatore ha previsto siaassicurato e garantito il rispetto del contraddittorio processuale nella fasedi formazione della consulenza tecnica d’ufficio e, conseguentemente, delvalido esercizio del diritto alla difesa (tecnica) delle parti in tale delicatafase procedimentale, trova indiretta conferma nell’orientamento dellaS.C.. secondo cui le osservazioni critiche alla consulenza tecnica d’ufficionon possono essere formulate in comparsa conclusionale - e, pertanto,se ivi contenute, non sono esaminabili dal giudice - perché in tal modoesse rimarrebbero sottratte al contraddittorio e al dibattito processuale3;dunque, è il secondo termine previsto dall’art. 195, 3° comma c.p.c., comeriformato ex lege 69/09 che individua ed al tempo stesso circoscrive, perle parti, l’ambito di esercizio del diritto alla difesa e del contraddittorioprocessuale tra le stesse nella delicata fase della formazione dellaconsulenza tecnica d’ufficio, siccome espressamente (e viene da direanche esclusivamente) previsto dal Legislatore a tal fine;
  5. L’ulteriore elemento emergente dal formante dottrinale, ove siè rilevato come, con il sistema introdotto dalle modifiche apportate,ex l. 69/09, all’art. 195, 3° comma c.p.c., ilLegislatore mira a conseguire un duplicerisultato, rappresentato, da un lato, da unconsistente risparmio sulle attività processuali(e quindi, su tempi e costi del processo civile) e,dall’altro, per attuare e garantire il rispetto deldiritto, in favore delle parti, al contraddittorioprocessuale sull’attività – ed i risultati dellastessa, in termini di contenuto – espletata insede di CTU; inoltre, si è osservato che risulta ditutta evidenza il fatto la concessione dei terminiprevisti dal riformato art. 195 c.p.c. si rivelafinalizzata a consentire alle parti, attraversoi propri consulenti nominati, il compiutoesercizio del contraddittorio sulle risultanzeperitali e pertanto la mancata concessione deltermine per formulare osservazioni dovrebbeintegrare una ipotesi di nullità o inutilizzabilitàdella stessa relazione di consulenza tecnica; aciò si aggiunga, come si è parimenti osservato, che il mancato svolgimentodi tale attività da parte del C.T.U. in contraddittorio con i consulenti diparte dovrebbe giustificare la eventuale richiesta delle parti perché sianodisposte a cura dell’esperto ulteriori indagini suppletive o comunque dichiamare lo stesso a chiarimenti; deve condividersi, allora, l’opinionesecondo cui l’intervento posto in essere dal Legislatore con la L. 69/09 alladisciplina del comma III dell’art 195 c.p.c. persegue l’obiettivo di valorizzare,in modo indubbiamente significativo, ruolo e funzione dei consulenti diil seprio 3-202011il seprio 3-202010CTU CTUparte, dal momento che la loro formazione della prova scientifica potràtrasformarsi da occasionale o eventuale a fisiologica nella formazione deicomplessivi risultati posti a disposizione del giudice, con la conseguenzache la dialettica fra l’esperto nominato (C.T.U.) e i consulenti di parte puòconsentire al giudice maggiori possibilità di verifica e di controllo deirisultati forniti dall’esperto sia sotto il profilo della coerenza logica dellacomplessiva elaborazione sia della affidabilità delle informazioni sottoil profilo tecnico scientifico. Il che dimostra, allora, come la tutela deldiritto alla difesa delle parti, nel corso delle operazioni peritali, sia statadal Legislatore sostanzialmente attribuita, in via esclusiva o quasi, aiconsulenti tecnici di parte che, in tale delicata fase processuale, tante volteidonea a spiegare efficacia se non decisiva, quantomeno determinantesulle sorti del processo, in non poche tipologie di controversie, che sirivelano investiti di un compito e di un ruolo pari, se non anche prevalente,rispetto a quello del difensore; infine, secondo altra opinione, la naturaprocessuale dei termini predetti emerge in considerazione del fatto chesi tratta di termini per il compimento di atti del processo, che il giudicefissa ai sensi dell’art. 152, 1°comma c.p.c., anche perché gli stessi – cheindubbiamente sanciscono a carico delle parti preclusioni e decadenze –sono, per il medesimo autore, in quanto rientranti nel regime di preclusioniprevisto dal rito ordinario riformato, sono dettate non solo a tutela degliinteressi delle parti, ma anche dell’interesse pubblico al corretto e celereandamento del processo.
  6. Peraltro a conferma di quanto sostenuto da coloro che affermanol’applicabilità della sospensione del c.d. feriato alla consulenza tecnica èintervenuta la Cassazione civile, con l’Ordinanza Pres. Frasca – Rel. Olivieridel 13.07.2018 n.18552 dove gli ermellini hanno affermato in principio cheatteso che lo svolgimento delle operazioni di consulenza tecnica da partedegli ausiliari d’ufficio e di parte inerisce ad attività processuale, non èdubbio che il giudice, allorquando fissa i termini di cui all’art. 195 c.p.c.,se il processo è soggetto alla sospensione feriale, non può fissare terminiche ricadano durante tale periodo a meno che le parti non rinuncino adavvalersi della sospensione. Se fissa quei termini in modo che le attivitàconnesse allo svolgimento della consulenza posano svolgersi nel periodoferiale, il giudice adotta un provvedimento che, in quanto in violazione dellasospensione, risulta affetto da nullità. Se il provvedimento viene adottatoin udienza tale nullità dev’essere eccepita dalla parte che era presentein udienza o doveva esservi presente e, dunque, la difesa del omissisavrebbe dovuto dolersi della nullità hic et hinde, cioè in udienza, attesoche quella sede rappresentava, a norma dell’art. 157 c.p.c., comma 2, laprima difesa possibile di fronte alla notizia dell’atto del giudice nullo. Lamancata indicazione del concreto pregiudizio al diritto di difesa fosse statoeffettivamente arrecato, la partecipazione alle operazioni di consulenzae la successiva critica alla perizia tecnica, anche con richiesta di rinnovodella medesima comportano la sanatoria all’attività processuale nulla.Nell’argomentare il proprio dictum, gli ermellini hanno rappresentatoquindi che le operazioni peritali ineriscono ad attività processuale e,pertanto, se il processo è soggetto alla sospensione feriale, il Giudicenel fissare i termini ex art. 195 c.p.c., non può non può farli ricadere nelperiodo di sospensione, salvo che le parti rinuncino ad avvalersi dellasospensione. Non può che concludersi, allora, per il riconoscimentodella natura indiscutibilmente processuale dei termini in questione, conconseguente loro sospensione nel periodo 1° agosto - 31 agosto, con tuttele relative conseguenze.

 

Scarica la rivista in formato PDF

Con la seconda metà di questo anno particolare si apre la nuova fase della formazione professionale di Paolo Frediani rivolta al tecnico forense.

Anche per questa stagione, che partirà ufficialmente il 30 ottobre, la formazione sarà tenuta a distanza mediante eventi erogati in modalità webinar.

Innanzitutto i nuovi webinar su titoli di grande impatto ed utilità: dalle responsabilità del CTU, alle funzioni di pubblico ufficiale del consulente tecnico, al calcolo dei compensi. Ed ancora ritorna con una grande attesa, questa vollta in modalità webinar ed aggiornato con i recenti provvedimenti introdotti dal D.L. Semplificazioni  il corso "Le distanze in edilizia 1.0", evento primogenito sul delicato e particolare tema. Ed in ultimo una novità assoluta: il corso inedito su di un tema tanto delicato quanto poco trattato "Le funzioni e le responsabilità dell'esperto stimatore nelle esecuzioni immobiliari" nuovo corso dell'autunno 2020. Per le info (date e costi) degli eventi formativi visitate la home page del sito.

Sempre a novembre Paolo Frediani torna alla Scuola Superiore della Magistratura nella sua sede istituzionale di Castelpulci per una lezione, nell'ambito del corso per magistrati ordinari e onorari sul tema delle spese di lite, sulla disciplina delle tariffe del consulente tecnico d'ufficio e perito. 

Altra novità di grande rilievo sempre di questo scorcio di 2020 è l'inizio della collaborazione con la sezione formazione della Giuffrè Francis Lefvbre, editore di primissimo piano a livello europeo che darà inizio a breve ad un ciclo di corsi in materia della consulenza tecnica forense.

Insomma tante occasioni per ritrovarsi insieme a Paolo Frediani in aula (seppur al momento virtuale)!

 

La sopraelevazione del fabbricato – di proprietà di una coppia – lede il diritto di veduta vantato dalla proprietaria dell’immobile vicino. Sacrosanta l’imposizione di abbassare il tetto della costruzione. Inutile, osservano i giudici, il richiamo difensivo alla presunta irrilevanza del danno (Cassazione, ordinanza n. 12328/20, sez. VI Civile - 2, depositata oggi).

 A far partire la vicenda giudiziaria è una donna che, in qualità di proprietaria di un immobile, chiede di «accertare il proprio diritto di veduta – esercitata dal terrazzino posto al terzo piano e da una finestra posta nel vano scala –», diritto che, sostiene, «è stato pregiudicato a causa della illegittima sopraelevazione» di un vicino fabbricato di proprietà di un uomo e di una donna.

Sia in primo che in secondo grado i giudici danno ragione alla donna. In Tribunale i proprietari del fabbricato illegittimamente sopraelevato vengono condannati ad «abbassare il tetto della propria costruzione», così da «ripristinare la distanza di tre metri dal parapetto del terrazzo» dell’immobile della donna. In Appello viene precisato ulteriormente che «l’altezza del parapetto consentiva di esercitare la veduta» e che «la nuova costruzione non rispettava la distanza prevista», cioè almeno tre metri.

Per chiudere il cerchio, infine, i Giudici ribattono all’osservazione proposta dal legale della coppia e chiariscono che è irrilevante la presunta «assenza di utilità o vantaggio derivante» alla donna «dall’effettivo esercizio della veduta».

 Nel contesto della Cassazione i proprietari del fabbricato sopraelevato contestano nuovamente «l’esistenza del diritto di veduta» vantato dalla proprietaria dell’immobile vicino, e soprattutto sostengono che «l’utilitas tratta dall’esercizio di veduta sarebbe così modesta da non arrecare alcun vantaggio» alla donna.

Per l’uomo e la donna, quindi, non vi è stata in concreto alcuna lesione rilevante. Di parere opposto sono però i Giudici della Cassazione, i quali confermano la condanna così come pronunciata in Appello. In prima battuta viene osservato che il consulente tecnico ha accertato che «l’altezza del terrazzo consentiva l’esercizio dell’inspectio e della prospectio» e che la sopraelevazione realizzata dalla coppia «violava le distanze dei fabbricati dalle vedute».

Subito dopo i magistrati del ‘Palazzaccio’ tengono a chiarire che «è irrilevante che la violazione fosse di modesta entità, in quanto il bilanciamento tra l’interesse alla riservatezza e il valore sociale espresso dal diritto di veduta è stato già effettuato» dal Codice Civile, anche perché «luce ed aria assicurano l’igiene degli edifici e soddisfano bisogni elementari delle persone che li abitano».

La sentenza è qui pubblicata

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza 23 gennaio – 23 giugno 2020, n. 12328
Presidente Lombardo – Relatore Giannaccari

Rilevato che:

- il giudizio trae origine dalla domanda proposta da Mo. Ma. El. nei confronti di Ga. Fi. e Dr. Ro. con la quale chiese di accertare il proprio diritto di veduta, esercitata dal terrazzino posto al terzo piano e da una finestra posta nel vano scala dell'immobile di sua proprietà, che era stato pregiudicato a causa dell'illegittima sopraelevazione del fabbricato di proprietà dei convenuti;
- nel contraddittorio con i convenuti Ga. Fi. e Dr. Ro., il Tribunale di Enna accolse, per quanto di ragione, la domanda e, per l'effetto, condannò i convenuti ad abbassare il tetto della propria costruzione, al fine di ripristinare la distanza di tre metri dal parapetto del terrazzo;
- la Corte d'appello di Caltanisetta confermò la sentenza di primo grado e, per quel che ancora rileva in sede di legittimità, accertò che l'altezza del parapetto consentiva di esercitare la veduta e che la nuova costruzione non rispettava la distanza prevista dall'art.907 c.c., a nulla rilevando l'assenza di utilità o vantaggio derivante all'attrice dall'effettivo esercizio della veduta;
- per la cassazione hanno proposto ricorso Ga. Fi. e Dr. Ro. sulla base di un unico motivo;
- ha resistito con controricorso Mo. Ma. El.;

Ritenuto che:

- con l'unico motivo di ricorso, si deducendo la violazione e falsa applicazione degli artt.900 e 907 c.c., in relazione all'art.360, comma 1, n.3 e 5 c.p.c; contesta l'esistenza del diritto di veduta e, in ogni caso, rileva che l'utilitas tratta dall'esercizio del diritto di veduta sarebbe così modesta da non arrecare alcun vantaggio all'attrice;
- il motivo non è fondato;
- il giudice di merito, con accertamento di fatto insindacabile in sede di legittimità, sulla base delle risultanze della CTU, ha accertato che l'altezza del terrazzo consentiva l'esercizio dell'inspectio e della prospectio e che la sopraelevazione realizzata dai ricorrenti violava le distanze dei fabbricati dalle vedute;
- è irrilevante che la violazione fosse di modesta entità in quanto il bilanciamento tra l'interesse alla medesima riservatezza ed il valore sociale espresso dal diritto di veduta è stato già effettuato dall'art.907 c.c. poiché luce ed aria assicurano l'igiene degli edifici e soddisfano bisogni elementari di chi li abita ( Cass. Civ. Sez. 2, Sentenza n. 955 del 16/01/2013);
- quanto al vizio di omessa motivazione, il ricorso difetta di specificità per mancata all'allegazione, ai sensi dell'art.366, comma 1, n.6 c.p.c. degli atti e documenti su cui il ricorso si fonda:
- il ricorrente si duole dell'errata interpretazione delle risultanze della CTU, riportandone alcuni isolati stralci, al solo fine di sostenere, sulla base di un'apodittica lettura, la propria tesi difensiva, in contrasto con la funzione propria del giudizio di legittimità;
- il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile;
- le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate in dispositivo.
- ai sensi dell'art.13, comma 1 quater, del D.P.R. 115/2002, va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma del comma I-bis dello stesso art.13, se dovuto.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento, in favore della parte controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 3.500,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.
Ai sensi dell'art.13 comma 1 quater del D.P.R. 115/2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma del comma I-bis dello stesso art.13, se dovuto.

 

Con la recente pronuncia (sentenza della Corte di Cassazione n. 10467/20, depositata il 3 giugno) i Giudici supremi hanno affermato che in materia di distanze fra costruzioni il diritto di prevenzione è applicabile anche in tema di sopraelevazione ovverosia chi sopraeleva per primo la costruzione esistente può avvalersi delle facoltà riconosciute al preveniente, anche se sussiste il suo dovere di mantenere la scelta fatta per il piano terra.

 

La fattispecie. Nel caso in esame il Tribunale di primo grado, accertato che il fabbricato costruito dal convenuto non rispettava le distanze previste dall’art. 873 c.c. e indicate dagli strumenti urbanistici, accoglieva la domanda attorea condannando il convenuto ad arretrare l’edifico e al risarcimento del danno. Decisione che veniva parzialmente riformata dalla Corte d’Appello sul capo relativo al solo risarcimento del nocumento e confermata nel resto. A dire del Giudice di merito il piano, costruito in sopraelevazione, comporta un aumento di volumetria e, di conseguenza, va qualificato come nuova costruzione con applicazione delle distanze minime previste dal codice civile e dal PDF del Comune. La questione è, poi, giunta all’attenzione del Supremo Collegio.

La posizione della Corte. Bene ha fatto la Corte di merito a considerare la sopraelevazione come nuova costruzione ma, invece, non ha considerato che le norme urbanistiche comunali, al momento della realizzazione sia del primo e del secondo piano in aderenza sia del terzo non in aderenza, non si limitavano a prevedere un distacco dai confini di m 5,25 ma anche la possibilità di costruire in aderenza.

Il principio di prevenzione… Quando il regolamento locale consente la costruzione in aderenza, il principio di prevenzione va ritenuto operante, non ostando il rilievo che lo stesso regolamento preveda una distanza minima dai confini. D’altronde la giurisprudenza di legittimità ha già avuto modo di affermare che il principio di prevenzione, previsto dagli art. 873 e 875 c.c., è derogato dal regolamento comunale edilizio allorché questo fissi la distanza non solo tra le costruzioni ma anche delle costruzioni dal confine, salvo che la fonte regolamentare consenta di costruire in aderenza o in appoggio. Ne consegue che, ove il regolamento Comunale come nel caso di specie, preveda tale possibilità il principio di prevenzione può ritenersi applicabile e operante.

 

_________________________________________________________________________________________________________________________________________

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 22 novembre 2019 – 3 giugno 2020, n. 10467
Presidente San Giorgio – Relatore Bellini

Fatti di causa

Con atto di citazione, notificato in data 23.2.1990, C.E. e V.G. , premesso di essere proprietari di due terreni siti nel Comune di (…), esponevano che T.M. avesse realizzato sul fondo confinante di sua proprietà un fabbricato che non rispettava le distanze, previste dall’art. 873 c.c. e dagli strumenti urbanistici e lo convenivano in giudizio chiedendone la condanna all’arretramento del manufatto e al risarcimento dei danni.
Si costituiva in giudizio T.M. che contestava la fondatezza della domanda e ne chiedeva il rigetto.
Espletata CTU, con sentenza non definitiva n. 1988/2004, il Tribunale di Latina rigettava l’eccezione di inammissibilità della domanda per pregresso giudicato in tema di distanze tra gli immobili delle parti e disponeva la prosecuzione del giudizio con separata ordinanza. Eseguiti ulteriori accertamenti peritali, con sentenza definitiva n. 530/2008, depositata in data 19.3.2008, il Tribunale di Latina riteneva che il fabbricato del T. fosse stato realizzato in violazione delle distanze legali e condannava il medesimo al suo arretramento e al risarcimento dei danni in favore degli attori di Euro 20.000,00, oltre interessi e spese di lite.
Contro la sentenza definitiva proponeva appello il T. , lamentando l’erronea rappresentazione della situazione di fatto, l’erronea applicazione della normativa urbanistica e la liquidazione di un danno ritenuto in re ipsa in assenza di prova circa la sua effettiva sussistenza. L’appellante chiedeva la riforma della sentenza impugnata.
Si costituivano in giudizio C.E. e V.G. che, preliminarmente, chiedevano il rinnovo delle indagini peritali; eccepivano l’infondatezza dell’appello e ne chiedevano il rigetto.
Sospesa con ordinanza del 18.3.2009 l’esecutività della sentenza impugnata, disposta ed eseguita nuova CTU, con sentenza n. 4867/2014, depositata in data 18.7.2014, la Corte d’Appello di Roma, in parziale accoglimento dell’appello, rigettava la domanda di risarcimento danni, confermando nel resto l’impugnata sentenza; condannava l’appellante al pagamento di metà delle spese di lite del grado di appello, ponendo a suo carico le spese di CTU.
Avverso la sentenza propone ricorso per cassazione T.M. sulla base di due motivi; resistono C.E. e V.G. con controricorso, proponendo ricorso incidentale sulla base di unico motivo; cui, a sua volta, resiste il ricorrente con controricorso. I ricorrenti incidentali hanno depositato memoria.

Ragioni della decisione

1.1. - Con il primo motivo, il ricorrente principale lamenta la "Violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3, in relazione agli artt. 873, 874, 875 c.c. - Violazione del principio della prevenzione Violazione del Programma di Fabbricazione del Comune di Priverno e violazione delle Norme Tecniche di Attuazione dello stesso PDF previste per la Zona di Completamento B relativa al distacco dai confini", là dove la Corte di merito ha affermato che il terzo piano realizzato in sopraelevazione dal medesimo non aderiva al fabbricato dei C. e V. e che la sopraelevazione comportava un aumento di volumetria e andava, pertanto, considerata come nuova costruzione, con applicazione del regime delle distanze imposto dal PDF vigente nel Comune di Priverno che prevede una distanza minima dal confine di m. 5,25; essendo la normativa applicabile quella vigente al momento della modifica, non operando il principio della prevenzione se riferito alle costruzioni originarie, in quanto sostituito dal principio della priorità temporale correlata al momento della sopraelevazione.
1.2. - Con il secondo motivo, il ricorrente principale deduce la "Violazione e falsa applicazione ex art. 360 c.p.c., n. 3, delle norme di diritto di cui agli artt. 113 e 345 c.p.c. e artt. 873 e 875 c.c., in relazione allo ius superveniens rappresentato dall’entrata in vigore del PRG del Comune di Priverno il 28.4.2009", poiché la sentenza impugnata ha omesso di valutare lo ius superveniens rappresentato dall’entrata in vigore del PRG del Comune di Priverno, che modificava in melius per il ricorrente la disciplina delle distanze legali prevista dal vecchio PDF e dalle relative NDA.
1.3. - Con il motivo di ricorso incidentale, i controricorrenti lamentano la "Violazione dell’art. 360, n. 3, in relazione all’art. 2043 c.c. e all’art. 112 c.p.c.", in quanto il Tribunale, accertata la violazione delle distanze legali, riteneva sussistente un danno in re ipsa che liquidava equitativamente. Tale assunto non era condiviso dalla Corte d’Appello, in assenza di allegazione e di prova in relazione alla ritenuta sussistenza di un pregiudizio patrimoniale ulteriore rispetto a quello che trovava soddisfazione nella condanna al risarcimento del danno in forma specifica (arretramento dell’immobile).
2. - Il primo motivo di ricorso principale è fondato.
2.1. - La Corte di merito ha rilevato che dalla CTU emergeva che "l’aderenza tra i fabbricati delle parti (era) limitata al piano terra, primo e secondo del fabbricato del T. (estranei alla materia del contendere), mentre il terzo piano, pur allineato a quelli sottostanti, non (era) aderente ad alcun corpo di fabbrica stante che il piano di calpestio del limitrofo terrazzo di copertura dell’immobile C. - V. (era) alla stessa quota del solaio di copertura del secondo piano del fabbricato T. ". Ciò posto - e ritenuto che "La sopraelevazione, anche se di ridotte dimensioni, comporta sempre un aumento della volumetria e della superficie di ingombro e va, pertanto, considerata a tutti gli effetti, e, quindi, anche per la disciplina delle distanze, come nuova costruzione" (Cass. n. 21059 del 2009; conf. Cass. n. 15732 del 2018) - la Corte ha concluso nel senso che "per il terzo piano in contestazione (trovasse) applicazione il regime delle distanze dal confine imposto dal Piano di Fabbricazione vigente nel Comune di Priverno all’epoca della realizzazione del manufatto che prevede una distanza minima di mt. 5,25"; e che "a nulla rileva(va) l’allineamento della sopraelevazione in questione con i piani sottostanti in quanto, dovendosi qualificare la sopraelevazione come nuova costruzione, (fosse) applicabile la normativa vigente al momento della modifica e non opera(sse) il criterio della prevenzione se riferito alle costruzioni originarie, in quanto sostituito dal principio della priorità temporale correlata al momento della sopraelevazione (cfr. Cass. n. 74 del 2011)" (sentenza impugnata, pagina 4).
2.2. - Pur corretta essendo l’affermazione secondo cui la sopraelevazione sia una nuova costruzione, trovando dunque applicazione il regime delle distanze previste dal PDF vigente al momento della costruzione, tuttavia la Corte di merito non ha tenuto (nè dato) conto che le NTA del PDF nella zona (come richiamate da entrambe le parti), sia al momento della costruzione in aderenza del primo e secondo piano, sia al momento della sopraelevazione del III piano, fossero le stesse; e non ha considerato che le NTA non si limitavano a prevedere un distacco dai confini di m. 5,25, ma anche la possibilità di costruire in aderenza.
Orbene, quando il regolamento locale consente la costruzione in aderenza, il principio della prevenzione va ritenuto operante, non ostando a tale conclusione il rilievo che lo stesso regolamento preveda una distanza minima dai confini; questa Corte ha infatti reiteratamente affermato (Cass. n. 11664 del 2018; Cass. n. 23693 del 2014; Cass. n. 22896 del 2007) che il criterio della prevenzione, previsto dagli artt. 873 e 875 c.c., è derogato dal regolamento comunale edilizio allorché questo fissi la distanza non solo tra le costruzioni, ma anche delle costruzioni dal confine, salvo che lo stesso consenta ugualmente le costruzioni in aderenza o in appoggio (Cass. n. 14705 del 2019).
Proprio la possibilità di costruire in aderenza consente l’operatività del principio della prevenzione. Poiché il PDF del Comune di Priverno prevedeva anche la possibilità di costruire in aderenza, non solo non era preclusa l’operatività della prevenzione, ma il terzo piano del T. , edificato in allineamento con i piani sottostanti, era lecito sotto il profilo delle distanze. Questa Corte ha difatti affermato che la sopraelevazione, in quanto costituisce una nuova fabbrica, resta soggetta alle norme sulle distanze legali (Cass. n. 9726 del 1993; conf. Cass. n. 7183 del 2012). E che, in materia di distanze tra costruzioni, il diritto di prevenzione è applicabile anche in tema di sopraelevazione, nel senso che chi sopraeleva per primo la costruzione esistente può avvalersi delle facoltà riconosciute al preveniente, anche se sussiste il suo dovere di mantenere la scelta fatta per il piano terra (Cass. n. 4948 del 1990; conf. Cass. n. 22895 del 2004).
Alla luce di tali principi risulta errata in punto di diritto la motivazione della sentenza impugnata, là dove afferma che non si deve tenere conto del criterio della prevenzione per la costruzione in sopraelevazione.
3. - Va dunque accolto il primo motivo del ricorso principale, con assorbimento del secondo motivo, e del ricorso incidentale; la sentenza impugnata va cassata e la causa rinviata alla Corte d’Appello di Roma, altra sezione, che provvederà anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo del ricorso principale, con assorbimento del secondo motivo e del ricorso incidentale. Cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’Appello di Roma, altra sezione, che provvederà anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio.

Con la recente sentenza n.89 depositata il 15 maggio 2020 la Corte Costituzionale ha affermato che in tema di onorari degli ausiliari giudiziari, spettando all'amministrazione della giustizia la competenza per la determinazione degli adeguamenti non è certo irragionevole che questa possa valutare preliminarmente se procedere ad un adeguamento che consenta il mero recupero dell'inflazione o invece a più consistenti modifiche tariffarie secondo criteri di apprezzamento di natura politica.

Il Giudice può adeguare autonomamente gli onorari degli ausiliari al costo della vita? La pronuncia in commento trae origine dalla questione di legittimità costituzionale dell'art. 4, legge n. 319/1980 (Compensi spettanti ai periti, ai consulenti tecnici, interpreti e traduttori per le operazioni eseguite a richiesta dell'autorità giudiziaria) e degli artt. 50 e 54, d.P.R. n. 115/2002 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia - Testo A), nella parte in cui non prevedono che, in caso di omesso adeguamento periodico degli onorari mediante decreto dirigenziale, tale adeguamento possa essere effettuato dal giudice in sede di liquidazione del compenso.

La disciplina censurata. Le contestazioni del rimettente riguardano, in particolare, la disciplina della liquidazione deli onorari degli ausiliari commisurati al tempo impiegato per rendere la prestazione. Per questo genere di onorari, la legge n. 319/1980 prevede il sistema delle vacazioni (unità di tempo della durata di due ore). L'art. 50 del T.U. delle spese di giustizia rinvia ad un decreto interministeriale la fissazione dei livelli retributivi e l'art. 54 del medesimo T.U. prevede l'adeguamento di tali onorari ogni tre anni, in relazione alla variazione dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo verificatasi nel triennio precedente.

Dopo che la misura degli onorari è stata determinata con decreto nella stessa data del citato T.U. delle spese di giustizia (30 maggio 2002), gli onorari non sono stati più adeguati e, pertanto, ancora oggi la liquidazione degli onorari a tempo avviene secondo i parametri del 2002.

La posizione del giudice a quo. In questa situazione, il rimettente ritiene che i magistrati siano costretti a compensare le prestazioni a tempo degli ausiliari secondo criteri di computo ormai gravemente inadeguati. L'oggetto delle sue censure, tuttavia, non è, direttamente, il quantum delle tariffe stabilito per le vacazioni. Il rimettente assume, piuttosto, che tutte le disposizioni indicate violerebbero l'art. 3 Cost., sotto il profilo della irragionevolezza, poiché contrasterebbe con la natura obiettiva ed automatica dei parametri di adeguamento triennale indicati dal legislatore la previsione che tale adeguamento possa avere luogo solo in esito ad un procedimento amministrativo complesso e non anche, in mancanza di questo, mediante un provvedimento giudiziale fondato sugli indici pubblici di aumento del costo della vita.

In altri termini, il giudice a quo non contesta direttamente la ragionevolezza di un meccanismo obbligatorio e automatico di adeguamento dei livelli di remunerazione delle prestazioni degli ausiliari, né lamenta che l'attuazione di tale meccanismo sia affidata all'autorità di governo. Censura, invece, in quanto manifestamente irragionevole, l'assenza di un meccanismo alternativo e sussidiario, affidato a ciascun giudice caso per caso, che consenta l'adeguamento degli onorari agli indici del costo della vita, laddove il procedimento disegnato dal legislatore resti inattuato.

Contro il mancato adeguamento c'è il rimedio del ricorso avverso il silenzio dell'amministrazione. La pronuncia in commento ricorda che sul tema dell'aggiornamento degli onorari attribuiti agli ausiliari del magistrato esiste una copiosa giurisprudenza costituzionale, dalla quale si possono ricavare due chiare indicazioni.

La prima è che la Consulta ha sempre ritenuto che il mancato adeguamento periodico dei compensi per gli ausiliari del magistrato è dipeso da omissioni amministrative, non risolvibili attraverso un intervento del giudice costituzionale, ma con 'altri rimedi', tra i quali, ora, ben può indicarsi lo strumento del ricorso avverso il silenzio dell'amministrazione, regolato dall'art. 117, d.lgs. n. 104/2010 (c.d. Codice del Processo Amministrativo). Ciò a dimostrazione che l'odierna esiguità dei compensi per gli ausiliari non dipende dal meccanismo normativo di adeguamento previsto dalla legge, ma dalla sua mancata applicazione ad opera dell'amministrazione, che ha lasciato immutati quei valori di partenza dal 2002: una pronuncia di illegittimità costituzionale, pertanto, risulterebbe incongrua. Senza contare, poi, che sarebbe paradossale dichiarare costituzionalmente illegittima una disposizione di legge solo in quanto disapplicata.

Il meccanismo dell'adeguamento va salvato. La seconda indicazione ricavabile dalla giurisprudenza costituzionale consiste nel fatto che la Consulta non ha mai espresso valutazioni negative sul meccanismo legislativo di adeguamento idonee a sorreggere le censure di irragionevolezza avanzate dal rimettente, nemmeno nelle decisioni che hanno accolto contestazioni in cui, sia pur indirettamente, tale meccanismo risultava coinvolto.

Ciò vale, in particolare, per le due sentenze che hanno dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 106-bis del T.U. delle spese di giustizia nella parte in cui non esclude che la diminuzione di un terzo degli importi, rispettivamente spettanti all'ausiliario del magistrato e ai consulenti tecnici di parte, sia operata in caso di applicazione di previsioni tariffarie non aggiornate (Corte Cost., n. 178/2017 e n. 192/2015). In queste sentenze, il meccanismo normativo di adeguamento dei compensi è accuratamente conservato e, anzi, fornisce sostegno allo stesso dispositivo di accoglimento: le due pronunce, infatti, subordinano la portata della propria 'addizione' al persistere dell'atteggiamento omissivo dell'amministrazione, al punto che la diminuzione richiesta degli onorari potrà essere nuovamente operata qualora l'adeguamento richiesto dal Testo Unico trovasse, infine, applicazione.

Il meccanismo previsto dalla disciplina in questione è, quindi, in grado di assicurare la ragionevolezza del sistema, pur a fronte di una riduzione delle tariffe e, pertanto, va considerato, non già come fonte di squilibrio, ma, al contrario, come elemento di stabilizzazione.

L'adeguamento degli onorari non dipende da una formula matematica. Il rimettente mira ad affiancare, al meccanismo di adeguamento delineato dalla legge, l'intervento alternativo e sussidiario del singolo giudice investito della richiesta di liquidazione, dal momento che sarebbe irragionevole non consentire l'intervento del giudice volto a quantificare, sulla base di un calcolo matematico, un semplice adeguamento tariffario, obbligatorio nell'an, nel quando e nello stesso quantum: un'operazione meccanica, insomma, che renderebbe addirittura superfluo l'intervento dell'amministrazione.

Tuttavia, per la Consulta, il ragionamento del giudice a quo poggia su un presupposto errato. Ed infatti, spettando all'amministrazione la competenza per la determinazione degli onorari in questione, non è certo irragionevole che questa possa valutare, preliminarmente, se procedere ad un adeguamento che consenta il mero recupero dell'inflazione o, invece, a più consistenti modifiche tariffarie, eventualmente incidenti anche sulla base di calcolo sulla quale operare la rivalutazione periodica, secondo criteri di apprezzamento di natura politica.

Inoltre, la stessa lettera dell'art. 54 del Testo Unico rende discutibile l'assunto secondo il quale l'adeguamento tariffario sarebbe vincolato, oltre che nell'an e nel quando, anche nel quantum, atteso che la disposizione in esame ragiona di un adeguamento triennale 'in relazione' alla variazione dell'indice dei prezzi al consumo: tale formulazione non esclude, quindi, che per l'amministrazione residuino margini discrezionali riguardo alla puntuale corrispondenza tra indici ISTAT e percentuale di adeguamento degli onorari.

La questione di legittimità costituzionale, pertanto, non è fondata. Ciò, tuttavia, non impedisce al giudice delle leggi di denunciare, per l'ennesima volta, la deplorevole e reiterata inadempienza dell'amministrazione nell'applicazione dell'art. 54 del T.U. delle spese di giustizia.

 

Nel regime precedente la modifica dell'art. 195 ad opera della l. n. 69/2009, nessuna norma del codice di rito imponeva al Ctu di fornire ai consulenti di parte una «bozza» della propria relazione, in quanto, al contrario, le parti potevano legittimamente formulare critiche solo dopo il deposito della relazione da parte del consulente tecnico d'ufficio, atteso che il diritto di esse ad intervenire alle operazioni tecniche anche a mezzo dei propri consulenti veniva inteso non come diritto a partecipare alla stesura della relazione medesima, che è atto riservato al consulente d'ufficio, ma soltanto all'accertamento materiale dei dati da elaborare. Si escludeva, perciò, la nullità della consulenza tecnica d'ufficio, qualora il consulente, pur disattendendo le prescrizioni del provvedimento di conferimento dell'incarico peritale, avesse omesso di mettere la sua relazione a disposizione delle parti per eventuali osservazioni scritte, da consegnargli prima del deposito della relazione stessa (Cass. L, n. 5897/2011). La l. n. 69/2009 ha, poi, modificato l'art. 195, al cui corpo è stato aggiunto il comma 3, secondo il quale la relazione deve essere trasmessa dal consulente alle parti costituite nel termine stabilito dal giudice con ordinanza resa all'udienza di conferimento dell'incarico; nello stesso provvedimento il giudice fissa il termine entro il quale le parti devono trasmettere al consulente le proprie osservazioni sulla relazione, nonché il termine, anteriore alla successiva udienza, entro il quale il consulente deve depositare in cancelleria la relazione, corredata da una sintetica valutazione delle osservazioni delle parti.

Si è precisato che, poiché lo svolgimento delle operazioni di consulenza inerisce ad attività processuale, il giudice non può fissare i termini di cui all'art. 195, comma 3, in modo che ricadano durante il periodo di sospensione feriale, se il processo è soggetto alla detta sospensione, e salva rinuncia delle parti ad avvalersi di essa, non potendo operare, peraltro, la proroga automatica degli stessi termini, in modo da rispettare la sospensione. L'atto adottato in violazione della sospensione è, comunque, affetto da nullità soltanto nel caso in cui l'erronea applicazione della regola processuale abbia comportato, per la parte, una lesione del diritto di difesa con riflessi sulla decisione di merito, che, nel caso di atto adottato in udienza, a pena di decadenza e conseguente sanatoria, deve essere eccepita in udienza dalla parte presente o che avrebbe dovuto esservi, atteso che quella sede rappresenta, ex art. 157, comma 2, la prima difesa possibile (Cass. III, n. 18522/2018).

E’ stato tuttavia affermato in giurisprudenza che il secondo termine previsto dall'art. 195, comma 3, così come modificato dalla l. n. 69/2009, svolge, ed esaurisce, la sua funzione nel sub-procedimento che si conclude con il deposito della relazione dell'ausiliare, sicché, in difetto di esplicita previsione in tal senso, la mancata prospettazione al consulente tecnico di ufficio di rilievi critici non preclude alla parte di arricchire e meglio specificare le relative contestazioni difensive nel prosieguo del procedimento (Cass. VI, n. 14880/2018).  

L'omesso invio alle parti della bozza di relazione dà luogo a un'ipotesi di nullità a carattere relativo, suscettibile di sanatoria se il vizio non è eccepito nella prima difesa utile successiva al deposito della perizia; la sanatoria può avvenire anche per rinnovazione, quando il contraddittorio sia recuperato dal giudice dopo il deposito della relazione, con la rimessione in termini delle parti per formulare le proprie osservazioni, al fine di consentire il pieno esercizio dei poteri di cui all'art. 195 (Cass. L, n. 23493/2017).

Ad avviso della dottrina, l'omesso rispetto ad opera delle parti del termine loro assegnato determina decadenza dal diritto di depositare le osservazioni, mentre la mancata concessione da parte del giudice del termine per il deposito delle stesse osservazioni dovrebbe determinare la nullità della relazione (Mambriani, 559 ss.). Si temono, peraltro, applicazioni formalistiche delle nuove disposizioni che compromettano il ruolo di controllo razionale del contraddittorio tra le parti ed il CTU, essendo il contraddittorio nelle operazioni peritali, oltre ad una garanzia difensiva, pure un metodo di formazione della prova che tende ad assicurare la completezza e l'attendibilità del procedimento istruttorio; ciò impone che il sub-procedimento sia posto sotto il controllo di un giudice attivo, che deve porsi al centro delle attività di consulenza e dirigerne il corretto svolgimento

Complice la difficile situazione che stiamo vivendo, Paolo Frediani dopo vent'anni di attività in aula festeggiati proprio lo scorso dicembre, ha aperto una nuova stagione della propria formazione con l'organizzazione di corsi in modalità webinar.

E secondo le prerogative che da sempre ne contraddistinguono il modello formativo, come l'innovazione e l'attualità, lo ha fatto con due eventi di grande impatto organizzati con il patrocinio del Collegio dei Geometri di Pisa e del Collegio dei Geometri di La Spezia.

IL CONSULENTE TECNICO DI UFFICIO E DI PARTE è un corso tematico di specializzazione per coloro che vogliono avere la possibilità di conoscere gli incarichi di CTU e CTP. L''evento formativo analizza ogni fase dell’attività del consulente tecnico d’ufficio dalla notifica dell’ordinanza di nomina all’eventuale supplemento di consulenza, approfondendo i diversi aspetti dell’incarico, gli obblighi, la prassi e le metodologie pratiche di lavoro al fine di compiere nel miglior modo l’incarico. Il corso inoltre tratta la figura, oggi divenuta quanto mai importante in particolare per le novità introdotte dalla L. n.69/2009, del consulente tecnico di parte difensore tecnico della parte impegnata nel processo. Il corso riconosce n.8 crediti professionali ai geometri ed è offerto ad un prezzo di assoluto vantaggio

LE DISTANZE IN EDILIZIA 2.0: LE NOVITA' E GLI AGGIORNAMENTI un corso che nasce da “Le distanze in edilizia” del 2018, corso di grande succecsso nella comunità dei tecnici (27 edizioni con oltre 1000 partecipanti in tutt'italia) e ne rappresenta l’ideale prosecuzione in termini di aggiornamento ed approfondimento.Il corso “LE DISTANZE IN EDILIZIA 2.0: LE NOVITÀ E GLI APPROFONDIMENTI” costituisce infatti l’indispensabile ulteriore grado di formazione in termini di aggiornamento normativo e giurisprudenziale sui maggiori temi e sulle casistiche più problematiche per il tecnico progettista e forense della disciplina delle distanze tra le costruzioni, delle luci e vedute e delle distanze delle costruzioni dalle vedute. Su tali temi il corso svolge un’analisi dettagliata e puntuale – sempre con taglio pratico – attraverso l’analisi delle più recente e rilevante giurisprudenza con i riflessi normativi attuali che sarà analizzata e commentata anche con alcune schede focus “Il COMMENTO”.
In definitiva il corso rappresenta l’up-grade funzionale del corso del 2018 ed una occasione privilegiata per coloro che vogliano dotarsi di una conoscenza ed una formazione aggiornata e completa sulla disciplina.
Il corso “LE DISTANZE IN EDILIZIA 2.0: LE NOVITÀ E GLI APPROFONDIMENTI” con il corso 2018 rappresenta un pacchetto formativo unico nella materia nel panorama della formazione professionale presente oggi.  
Il corso, stante le numerose richieste, è stato organizzato in più edizioni ed ai partecipanti vengono riconosciuti n.10 crediti per tutti i geometri italiani e n. 10 crediti per gli architetti iscritti all'Ordine degli Architetti di Cremona.

IL CTU AI TEMPI DELLA PANDEMIA (fase 1 e fase 2) è un seminario formativo che vuole andare incontro ai numerosi interrogativi per le funzioni e le attività dei consulenti tecnici di ufficio che si trovano ad operare in questo particolare momento. Molte sono le domande che i colleghi hanno posto: Posso continuare le operazioni peritali? Quali modalità posso utilizzare? E’ vero che le udienze di nomina potranno essere in modalità a distanza ovvero in remoto? Come mi devo comportare per i sopralluoghi? Come rispondo a chi mi sollecita lo svolgimento delle operazioni? Nel contesto delle prescrizioni contenute nei diversi provvedimenti normative vi sono responsabilità in ordine alla funzione di pubblico ufficiale del CTU e di quelle più generali del CTU? Come calcolo i termini di deposito della relazione? Ci sono sospensioni per l’invio della bozza? Ed i termini per l’opposizione alla liquidazione giudiziaria e quelli dell’art.71 dpr.115/2002? Posso chiedere proroghe per il Corona-virus? E’ nato così il seminario “IL CTU AI TEMPI DELLA PANDEMIA (fase 1 - fase 2), momento istruttivo che oltre a fornire ai CTU indicazioni operative utili per lo svolgimento dell’incarico attraverso le analisi delle possibili criticità rispondendo alle molte domande, indica alcune soluzioni pratiche ed operative con formulario ed esempi. Il seminario, stante le numerose richieste, è stato organizzato in più edizioni ed ai partecipanti vengono riconosciuti n.1 crediti per tutti i geometri italiani e n. 2 crediti per gli architetti italiani.



 

Consulente immobiliare / Il sole 24 ore - I compensi degli esperti estimatori

Con il Focus dedicato Paolo Frediani analizza e commenta la decisione della Consulta che investe tutti gli esperti stimatori nel processo di esecuzione.
Con la sent. n. 90 del 7 marzo 2019, infatti la Corte Costituzionale ha rigettato le questioni di legittimità costituzionale sollevate nel ricorso promosso dal Tribunale
di Vicenza nella persona del Giudice delle esecuzioni sull'art. 161, comma 3, disp. att. cod. proc. civ., come riformato dal D.L. 83/2015, convertito, con modificazioni,
nella legge 132/2015. In sostanza i giudici costituzionali hanno rilevato infondate le questioni di legittimità costituzionale avanzate sui diversi profili in riferimento
agli artt. 3, 36, 41, 97 e 117, comma 1, della Costituzione. La sentenza trancia nettamente le diffuse aspettative della comunità degli esperti stimatori lasciando
pertanto come unica possibilità alle categorie e alle associazioni professionali quella di promuovere, nelle sedi governative, iniziative volte a favorire la
correzione della disposizione normativa anche favorendo la corretta analisi delle criticità e delle disfunzioni nelle quali opera attualmente l'ausiliario giudiziario.

Scarica il FOCUS Allegato PDF


 

Corso Geo Network - Consulenza tecnica di ufficio e di parte - 2° Livello avanzato (dal 14 ottobre al 29 novembre 2019)

Dopo il successo registrato con il corso base tenuto da Aprile a Luglio scorsi, Paolo Frediani in collaborazione con Geonetwork presenta il programma di tipo avanzato "Consulenza tecnica di ufficio e di parte - 2° livello avanzato. L'obiettivo del nuovo corso è di trattare aspetti delicati e meno approfonditi dell'incarico di CTU o di CTP, temi indispensabili per chi abbia l'esigenza di operare con professionalità e con un elevato standard qualitativo l'espletamento degli incarichi. 
Il nuovo corso avanzato approfondito è composto da:    
8 lezioni - da 120 minuti cadauna – condotte in diretta tramite webinar dalle ore 14:30 alle ore 16:30 
Naturalmente ampio spazio sarà dedicato per rispondere alle Sue domande che potrà formulare per iscritto, nel corso della singola lezione.
Il corso è, altresì, in fase di accreditamento presso diversi Ordini professionali e permette ai partecipanti l'acquisizione di crediti formativi per la propria professione.
Per un breve periodo, Geonetwork riserva lo sconto del 50% ovvero € 120,00 + IVA invece di € 240,00 + IVA, compilando il coupon allegato alla brochure disponibile qui sott, valido fino al 15 Settembre p.v.  ed inviando iscrizione e avvenuto pagamento entro tale data. 

Scarica il programma del corso

 

CORSO DI ALTA FORMAZIONE – MASTER IN TECNICO FORENSE


Paolo Frediani è stato chiamato dall’Università degli Studi della Repubblica di San Marino a tenere lezioni al “CORSO DI ALTA FORMAZIONE – MASTER IN TECNICO FORENSE” che si terrà dal 4 ottobre 2019 al 26 aprile 2020.
ll Master, della durata di 152 ore, di cui è direttore il Prof. Dalprato, rivolto ai professionisti tecnici (Ingegneri, Architetti, Geometri Laureati, Geometri, Periti Industriali, Agronomi, Geologi, Avvocati, Commercialisti) ha come obiettivo quello di preparare figure tecniche chiamate a svolgere attività di ausilio al giudice negli ambiti edilizio-urbanistico-estimativi e/o inerenti il contenzioso della contrattualistica -segnatamente quella pubblica attività.
Le materie di studio sono articolate in modo da offrire un’ampia conoscenza delle problematiche professionali del Consulente Tecnico (Ausiliario) del Giudice o di Parte per cui sono costituite:

  • da una parte introduttiva di diritto nei diversi rami di competenza (civile, penale, amministrativa),
  • da una parte specifica del ruolo del Consulente Tecnico d’Ufficio (Ausiliario del Giudice) o CTP
  • da una parte tecnico-specialistica interdisciplinare che offra una completa panoramica degli ambiti professionali in cui può essere chiamata a svolgersi l’attività del Consulente quale ausiliario tecnico del Giudice.


È previsto un esame finale di Idoneità da sostenersi avanti una Commissione di docenti del Corso e presieduta dal Direttore, che valuterà se il livello di apprendimento raggiunto dal Candidato è adeguato allo svolgimento del delicato ruolo professionale.
Il superamento dell’esame comporterà il rilascio del “Diploma di Idoneità” da parte dell’Università di San Marino.


Paolo Frediani è stato chiamato per la sua riconosciuta professionalità nell’insegnamento delle materie a trattare le lezioni su “Aspetti metodologici della Consulenza tecnica d’ufficio e di parte nel processo civile” aree estremamente importanti e qualificanti temi per il CTU e il CTP ed esattamente:

  • Obblighi e doveri del CTU e la sua funzione di pubblico ufficiale.
  • Le attività, le operazioni e la relazione peritale del consulente tecnico d’ufficio.
  • L’esperimento conciliativo del consulente tecnico d’ufficio
  • Ruolo e funzioni del consulente tecnico di parte.
  • Le tariffe e la richiesta di liquidazione


Le lezioni si svolgeranno il 16, il 22 ed il 29 novembre 2019 presso la sede dell’università al World Trade Center, Torre B via Consiglio dei Sessanta, 99, 47891 Dogana ed in streaming presso l’ Istituto Bassi di Lodi: http://www.bassi.gov.it/


L’importante incarico segna, dopo quello della Scuola Superiore della Magistratura, un altro significativo riconoscimento delle qualità e delle competenze di Paolo Frediani sui temi della consulenza tecnica.


Per capire di più del corso https://www.unirsm.sm/it/_3008.htm


Per il calendario con le materie https://www.unirsm.sm/it/calendario_3019.htm

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Per informazioni:
Dipartimento di Economia, Scienze e Diritto (DESD)
Salita alla Rocca, 44 - 47890 San Marino Città (RSM)
Tel. portineria 0549 888111
E-mail: ms.msrinu@enoizamrofatla‎


Sede didattica
Università degli Studi della Repubblica di San Marino
World Trade Center, Torre B
via Consiglio dei Sessanta, 99
47891 Dogana
Sede Streaming


Contatti  Istituto Bassi di Lodi: http://www.bassi.gov.it/

News

Questo sito utilizza cookie. Continuando a consultare questo sito web acconsenti all'utilizzo dei nostri cookie.